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Buongiorno

26.11.2018 - Buongiorno Irpinia

La tragedia di Fosso Santa Lucia. Rinnovo l’appello: pietà!

Avverto il dovere di ex cronista di “nera” e “giudiziaria” (me ne occupavo molti, ma molti anni fa) di tornare sul fatto di sangue di Fosso Santa Lucia ad Avellino, accaduto la mattina di giovedì 15 novembre. Un giovane di 25 anni, Claudio Zaccaria, fu ucciso a coltellate – secondo la prima ricostruzione degli investigatori – dal 32enne Gianmarco Gimmelli. Il quale, attualmente in coma, dopo l’omicidio tentò il suicidio lanciandosi dalla finestra del suo appartamento. Nella tragedia restò coinvolta anche la fidanzata del giovane deceduto, Ylenia Fabrizio, che riportò alcune ferite alla gola, anche queste da lama, e che da qualche giorno è stata dimessa dall’ospedale “Moscati”, naturalmente ancora in preda al gravissimo trauma psicologico subito.

Torno sulla tragedia dopo aver visto cadere nel vuoto il mio appello alla “pietà” per questi giovani. Pietà significava e significa – non il silenzio stampa, ci mancherebbe – ma l’accortezza di racconti cronachistici prudenti, basati su fatti, od anche su ipotesi di fatti, come usa correttamente fare, supportate almeno da indizi e non – per dirla con Agatha Christie – da coincidenze per di più generiche. E tanto perché, nel caso specifico, sarebbe decisamente irriguardoso e fuori luogo ogni avvicinamento, esplicito o implicito, alla fattispecie del “romanzo criminale”.

Lungi da me ogni tentazione di salire in cattedra. Grazie a Dio, conservo intatta l’umiltà di quando mi avviai al giornalismo. Piuttosto, proprio perché, come si dice, sono “del mestiere”, ho potuto notare a malincuore nelle cronache di questa tragedia umana sbavature e superficialità che in dieci giorni hanno fornito una molteplicità di versioni, spesso gravemente contraddittorie o visibilmente ispirate da eccessi di fantasia.

È del tutto evidente che ricostruzioni viziate dalla mancanza di riscontri certi possono esporre la narrazione al rischio di restituire profili falsati dei protagonisti della tragedia, squarciando così il velo di pietà che dovrebbe invece proteggere questi giovani: il povero Claudio, che non c’è più; Ylenia, che a 18 anni si è ritrovata a vivere un’esperienza terrificante; Gianmarco che resta sospeso – in stato di incoscienza – sul confine tra la vita e la morte.

Una esemplificazione per tutte delle superficialità riscontrate. Sul luogo del delitto, la mattina di giovedì 15 novembre erano presenti tre persone. Una è deceduta, un’altra è in coma. A rigore di logica, soltanto la ragazza ha visto e ascoltato ciò che è accaduto. Anzi, ad essere precisi, poiché il suo avvocato – a mio avviso inopportunamente – ha rilasciato dichiarazioni in nome e per conto di Ylenia, quando era ancora sotto choc, riferendo che ella non era stata “sempre” presente all’incontro tra i due giovani quella mattina, anche la sua testimonianza apparirebbe parziale, con pregiudizio per la totale attendibilità della versione fornita.

Di più. Abbiamo letto per giorni che l’incontro in quell’appartamento era stato organizzato per regolarizzare i conti tra i due giovani in merito a presunte vendite di dosi di droga. Più recentemente, sono apparsi titoli a tutta pagina che raccontavano i due giovani e la ragazza, ancora la mattina del delitto, intenti a guardare un film, bevendo e “fumando”, e che la lite sarebbe probabilmente scoppiata a causa degli effetti della droga. Salvo a correggere il tiro delle cronache, il giorno dopo, per sottolineare che la ragazza non aveva mai fatto uso di sostanze stupefacenti.

Insomma, un film riavvolto troppe volte e visto e rivisto con parti e copioni altrettante volte modificati.

Il problema è che qui non siamo al cinema, e i protagonisti di questa tragica storia non sono interpreti di personaggi usciti dalla fantasia del romanziere. Qui ci sono tre persone vere, anzi una delle tre non c’è più e un’altra è in fin di vita. Qui siamo davanti a una tragedia reale. Una tragedia di ragazzi. Perciò, rinnovo l’appello: pietà. Per favore, pietà.