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Buongiorno

06.04.2017 - Buongiorno Irpinia

Lavoro: Giovani d’Irpinia, ribellatevi alla rassegnazione

Buongiorno, Irpinia. Paolo Saggese, intellettuale molto impegnato sui problemi sociali della provincia di Avellino (e non solo), ha raccolto in un volume – Fiori nel deserto – “50 racconti di giovani irpini in cerca di futuro”, come recita il sottotitolo. E’ una iniziativa, a mio avviso, originale e di straordinaria valenza culturale e politica. Perché dà voce al dramma della disoccupazione giovanile da un’angolazione che non è né sindacale né giornalistica, ma squisitamente letteraria: il racconto di meditate solitudini che non vogliono arrendersi alla rassegnazione, storie di cocenti delusioni alle quali resiste ancora il filo della speranza, il sogno di non dover disperdere, comunque le radici.
Sono i racconti di una generazione che non vorrebbe, nemmeno nella più lata interpretazione del Viaggio di Kafka, “…andar via da qui... Ovunque, purché via da qui”. Sono i giovani che in Irpinia vorrebbero, invece, restarci per sempre, purché qui – non via da qui – si aprisse uno spiraglio di futuro.
Ne abbiamo discusso martedì sera – in occasione della presentazione a Villamaina di “Fiori nel deserto” – con alcuni giovani coautori del volume, il sindaco Stefania Di Cecilia, il sindacalista Antonio Famiglietti, l’imprenditore Silvio Sarno e, naturalmente, con Paolo Saggese.
La sensazione che ne ho tratto è che ci sono mille sacrosante ragioni e disponibilità a sufficienza che giustificano l’apertura di una grande e seria “Vertenza Giovani” in Irpinia. Certo, c’è da mettere nel conto anche il rischio, altissimo, di strumentalizzazioni e tentativi di saccheggio delle residue speranze che questa sventurata generazione di venti-quarantenni ancora ha in serbo. Ma è un rischio che vale la pena correre, perché la posta in gioco non ha prezzo e si chiama emigrazione. L’Irpinia vive questo fenomeno, costantemente, da almeno un secolo e mezzo, come spiega con incontestabile rigore scientifico il sociologo Toni Ricciardi nella prefazione del volume. La desertificazione sta raggiungendo livelli di criticità prossimi alla soglia oltre la quale la reversibilità dei processi sarebbe impresa pressoché impossibile. Ecco perché va raccolto, condiviso e rilanciato il grido d’allarme di Saggese, che invoca la centralità della “questione giovanile” nelle politiche comunali, regionali e nazionali. Una centralità che significa innanzitutto “lavoro”.
C’è il dovere, da parte delle istituzioni elettive, ma anche delle rappresentanze sociali, di dare un messaggio di speranza ai giovani: non parole vuote ma argomenti, non promesse ma impegni concreti. Serve essenzialmente, insomma, un messaggio di verità. Ed anche di sfida.
Io condivido il pessimismo che pervade i ragionamenti di Saggese. Non può non condividerlo chiunque viva l’Irpinia sforzandosi di pensare, avendo la dignità ed il coraggio di scavalcare le “recinzioni” del bisogno e del ricatto morale dentro le quali la comunità è stata costretta da un sistema politico clientelare che ha corrotto le coscienze. Ma preferisco interpretare il pessimismo di Saggese come forza provocatrice che nasce dalle spinte propulsive dell’utopia: una forza positiva, dunque, che tende ad obiettivi possibili nel cosmo delle aspirazioni ideali.
Fino ad ora, le cronache hanno fedelmente restituito ai giovani d’Irpinia il nostro “bicchiere” così com’è: non proverbialmente mezzo pieno e mezzo vuoto, ma quasi tutto vuoto. Eppure, bisogna saper guardare alle poche gocce che vi sono rimaste, non tanto con l’ottimismo gramsciano della volontà, quanto con la convinta determinazione che da esse può nascere un rigolo, e che un rigolo può alimentare qualcosa di più, sempre di più.
Non è utopia. Abbiamo da qui all’orizzonte dei prossimi cinque-dieci anni grandi opportunità concrete da sfruttare. Tra fondi strutturali europei programmazione 2014-2020, Patto per la Campania e risorse ordinarie un nuovo fiume di danaro pubblico, dopo quello del terremoto di 37 anni fa, sta per inondare colline e pianure della nostra regione. In tempi certamente lunghi ma minori rispetto alle prime previsioni, l’Irpinia avrà una stazione dell’Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari, che significa parecchie marce in più nei processi di sviluppo. Con il completamento della Lioni-Grottaminarda si arricchirà il patrimonio delle infrastrutture primarie. L’elettrificazione della rete ferroviaria Avellino-Salerno darà maggiore impulso alla mobilità interna anche verso Napoli. E attenzione: le zone interne della Campania, l’Irpinia in prima fila, sono potenzialmente candidate ad accogliere nei prossimi anni il flusso migratorio per necessità dall’area metropolitana ormai più che satura. E’ una condizione che lascia prevedere una domanda residenziale altissima e, di conseguenza, un incremento esponenziale dell’economia dei servizi.
E’ in questo contesto di futuro molto più vicino di quanto si potesse immaginare fino a qualche tempo fa che bisogna proiettare il “sogno” di quei giovani irpini veramente determinati a restare nella loro terra. C’è bisogno di una politica che aiuti a capire le opportunità che si vanno aprendo, e il compito spetta soprattutto agli amministratori locali ed alla Regione. Uno sforzo in tal senso dovrebbero fare i partiti politici, se smettono di pettinare le bambole e cominciano a dedicarsi alla realtà. Ma è un onere che spetta anche ai nostri giovani: con la partecipazione attiva e propositiva, con la costituzioni di società e cooperative di lavoro, con la fantasia di cui sono capaci, con il loro diritto di chiedere spiegazioni e garanzie e con la pretesa di ottenerla, con il coraggio di dire basta agli abusi e ai soprusi della politica clientelare ma preventivamente interrogandosi in famiglia, con la forza delle idee e, perché no?, dell’utopia che serve per tirare i sogni fuori dal cassetto e dire e gridare e convincersi che la realtà può quanto meno essere diversa da quella attuale e forse, chissà, avvicinarsi al sogno.
Fatevi coraggio, giovani d’Irpinia. Tenetevi ciascuno la propria convinzione politica, ma unitevi per l’obiettivo comune di restare qui, pretendendo lavoro, inventando lavoro, rispettando il lavoro. E’ tempo di cominciare a pensare ad una nuova edizione dei “Fiori nel deserto”. Quella che ancora voi dovrete scrivere, con animo diverso, e ancora con la guida dell’eccellente Maestro che è Paolo Saggese: storie di una Irpinia non più terra di emigranti. Non è utopia. Bisogna soltanto crederci.