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Buongiorno

27.02.2017 - Buongiorno Irpinia

Lavoro e futuro: il piccolo miracolo dell’Incea di Altavilla Irpina

Buongiorno, Irpinia. Una buona notizia, tra tante cattive, che merita d’essere ripresa e commentata. L’ha data ieri Il Mattino, a firma dell’ottimo collega Gianni Colucci.
Dunque, c’era una volta ad Altavilla Irpina una fiorente fabbrica di ceramiche che si chiamava Vavid. Poi fu ceduta ad imprenditori del napoletano e divenne Incea. Più tardi – qualche errore nella gestione, un po’ di scoramento della proprietà, ma soprattutto la Grande Crisi che aveva colpito il settore edile in modo particolare – e fu la fine: fallimento e cancelli chiusi.
E qui comincia una storia vera che sembra una favola. Diciotto operai in mobilità dell’ex Incea non si danno per vinti. Costituiscono la cooperativa New Incea, investono gli assegni dei loro ammortizzatori sociali per il capitale di partenza e riaprono la fabbrica, grazie anche alla generosa apertura di fiducia da parte del giudice fallimentare.
Questa è la buona notizia, subito seguita da un’altra che è addirittura ottima: a distanza di sei mesi soltanto, l’azienda dà segnali molto incoraggianti, tanto che l’attuale trend lascia indovinare la chiusura in attivo del primo bilancio. E’ un piccolo grande miracolo che emana una luce particolare nel buio profondo in cui ancora barcolla un tessuto produttivo provinciale messo in ginocchio dalla recessione. Ed è doveroso sottolineare che al buon esito della coraggiosa avventura dei diciotto operai ha contribuito non poco il sostegno dell’Amministrazione comunale di Altavilla Irpina. Che ha fatto due cose semplicissime ma per niente scontate nella cultura amministrativa delle nostre parti: il completamento in tempi accettabili del centro servizi nell’area industriale in cui opera la nuova Incea, la garanzia di un provvedimento di finanza locale che alleggerisce i tributi. Non è poco – diciamolo pure – in una provincia in cui, nonostante l’altissimo tasso di disoccupazione, accade di sovente che industriali di sicura affidabilità si vedano costretti ad investire altrove a causa delle lungaggini burocratiche di non pochi comuni. Ne sa qualcosa – giusto per citare un esempio clamoroso – l’attuale presidente degli industriali irpini.
Una buona notizia, dunque, tra le troppe cattive che rendono insopportabilmente lungo il rosario delle crisi aziendali in provincia. Soprattutto, una notizia che deve stimolare lo sguardo oltre l’orizzonte dentro il quale – un po’ per cultura, un po’ per pigrizia – abbiamo sin qui contenuto i nostri sforzi di fantasia circa le nuove opportunità di lavoro che vanno ricercate e perseguite. Lo abbiamo scritto ieri: se un mostro sacro dell’innovazione come Bill Gates ragiona sulla necessità di tassare i robot per il loro “furto” di occupazione alle persone in carne e ossa, significa che l’approccio politico al mercato del lavoro è destinato a mutare sensibilmente e in tempi brevi. In molte aree del mondo si stanno già muovendo in questo senso. L’Irpinia è una micro-area, ma appartiene a quello stesso mondo. Sarebbe cosa buona e giusta se la nostra politica e il nostro sindacato cominciassero a ragionare di temi del genere, senza immiserirsi nella dimensione di un provincialismo decisamente corresponsabile del tasso di disoccupazione giovanile irpina all’attuale 60 per cento.