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Buongiorno

03.05.2017 - Buongiorno Irpinia

Lavoro e illegalità: il silenzio dei “non” innocenti

Buongiorno, Irpinia. Pippo Zagari mi ringrazia per aver riportato in evidenza (leggi il Buongiorno di ieri) il diffuso regime di illegalità che consente, in questa provincia, lo sfruttamento dei lavoratori dipendenti, anche grazie alle “distrazioni” del sindacato e degli organi ispettivi preposti, che talvolta alimentano il sospetto di complicità occulte con gli imprenditori disonesti.
In verità, devo ringraziare io Pippo Zagari, per avermi egli dato spunti di riflessione sull’argomento nel corso di una nostra chiacchierata televisiva. Poi, l’altro giorno, è arrivata la “confessione” del segretario generale Cisl Irpinia-Sannio, Mario Melchionna: in un’intervista ad Orticalab, ha detto che spesso sono gli stessi lavoratori a chiedere di non denunciare gli imprenditori disonesti per timore di essere licenziati e di perdere, così, anche quel poco che guadagnano.
Ho citato Zagari anche perché egli – oggi 80enne straordinariamente lucido e motivato – ha fatto un po’ la storia dell’ultimo mezzo secolo dell’edilizia avellinese. Imprenditore di successo, dotato di grande intelligenza e di idee innovative, ordinariamente ostacolato dalla politica e tradito dalle banche, nella sua attività Zagari ha dato la dimostrazione plastica di come i comportamenti ispirati alla legalità ed ai principi etici dell’impresa realizzino insieme tre obiettivi: il corretto utilizzo delle risorse pubbliche, che significa anche economia per nuovi investimenti; l’utile d’impresa giusto e trasparente, che salvaguarda la solidità del sistema produttivo; la garanzia della dignità dei lavoratori, che è il migliore incentivo alla produttività.
Purtroppo, dal terremoto dell’80 in poi, il tessuto del sistema imprenditoriale irpino, originariamente sano e fortemente ancorato ai valori della nostra civiltà contadina, è stato attaccato dal virus delle pratiche speculative e corruttive degli imprenditori di rapina calati da ogni parte d’Italia. Sono stati loro i “cattivi maestri” di una classe imprenditoriale irpina all’epoca ancora troppo debole per produrre gli anticorpi necessari a debellare l’infezione.
Il sistema politico provinciale, progressivamente passato – negli ultimi venticinque anni – da una straordinaria carica di idealità alla più classica delle rappresentazioni affaristico-clientelari, ha fatto il resto: la difesa del business e degli interessi di una parte sociale non poteva che risolversi a danno dei lavoratori.
E’ cresciuta così la cultura dello sfruttamento, che è cultura della illegalità. E attenzione: il fenomeno non si ferma all’interno delle mura dentro cui nasce. Lo sfruttamento dei lavoratori rivela una mentalità. E’ la mentalità secondo cui evadere il fisco è un diritto, corrompere un funzionario pubblico per aggiudicarsi un appalto è la norma, cercare complicità nel sistema politico-istituzionale è una scorciatoia irrinunciabile. Difficile comprendere quale sia la differenza sostanziale tra questa mentalità e quella mafiosa: tutt’e due mirano al profitto, tutt’e due si fondano sul principio che profitto e illegalità non possono che camminare a braccetto.
E’, chiaramente, una visione miope dell’economia d’impresa. Perché, prima o poi, per un inciampo casuale o per un errore di calcolo probabilistico, si finisce nelle maglie della giustizia e – boom! - addio impresa.
Quando magistrati seri, impegnati nel loro mestiere naturale e non in politica, si rivolgono ai cittadini invitandoli a denunciare le illegalità di cui sono direttamente vittime od anche soltanto a conoscenza, accade perché l’accelerazione della bonifica di questo cancro è possibile soltanto attraverso la collaborazione del corpo sociale. Troppi comportamenti illeciti restano impuniti per il tempo eccessivo che passa da quando vengono posti in essere alla loro scoperta. Il tempo cancella molte prove: restano visibili soltanto ricchezze sospette la cui origine illecita nessuno può più dimostrare.
Ecco perché Melchionna fa male a chiudere un occhio, anche se lo spiega con ragioni umanitarie: L’imprenditore disonesto è incoraggiato da questi comportamenti tolleranti. Addirittura, estremizzando, può un giorno utilizzare l’atteggiamento di chi tace come un silenzio di “non” innocenti. E’ una ragione in più perché il tema venga ripreso e rilanciato proprio dal sindacato. Una sfida alla politica politicante che, in Irpinia, servirebbe anche a mettere a nudo la inadeguatezza ormai insopportabile di una classe dirigente che sta riducendo la provincia alla povertà dei più.