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Buongiorno

02.05.2017 - Buongiorno Irpinia

Lavoro e sfruttamento: caro Melchionna, tolleranza zero!

Buongiorno, Irpinia. Premessa. Conosco da anni il segretario generale della Cisl Irpinia-Sannio, Mario Melchionna, ed ho maturato la convinzione che sia un sindacalista impegnato, serio ed onesto: qualità che non sono merce rara, nella categoria, ma nemmeno del tutto scontata.
D’altra parte, se di recente è stato rieletto con un plebiscito e, almeno a mia memoria, mai è stato chiacchierato, vuol dire che l’idea che ho di lui è largamente condivisa. Non posso che rallegrarmene.
Ciò detto, aggiungo subito che comprendo ma non riesco a giustificare quanto ha affermato nel passaggio di un intervista pubblicata ieri da Orticalab, il giornale on line – diretto da Marco Staglianò – al quale peraltro collaboro.
A proposito dello sfruttamento dei lavoratori in Irpinia, tema che ho trattato ieri, Primo Maggio, nel “Buongiorno Irpinia”, così Melchionna ha risposto alla domanda del collega Flavio Coppola: “La crisi è così grave che a volte i lavoratori sfruttati ci chiedono di non fare denunce e vertenze per non perdere anche quel minimo utile che garantisce loro la sopravvivenza. Ciò non vuol dire che io giustifichi le irregolarità. Ma è l’esempio emblematico della crisi che viviamo e della necessità di intervenire a monte: sindacato, organi ispettivi, istituzioni. L’imprenditore deve sapere che prima di sfruttare un dipendente c’è un controllo. E questo oggi manca”.
In buona sostanza, Melchionna si pone il problema di non aggiungere la beffa del licenziamento sicuro al danno che il lavoratore già subisce per mano dell’imprenditore disonesto. Ciò gli fa onore sul piano umano. Ma gli effetti sul piano delle relazioni industriali, oltre che su quello sociale e legale, sono devastanti.
Non è affatto trascurabile che in una fase di perdurante recessione, come quella attuale, l’imprenditoria stia soffrendo essa stessa difficoltà che molto spesso determinano la chiusura dell’azienda. Ma guai a far passare il principio che il diritto dei lavoratori al salario di mercato possa essere discusso in funzione delle fasi congiunturali. Le conquiste più elementari andrebbero a farsi benedire. Altri che articolo 18.
Vi è di più. Taluni imprenditori sfruttano i lavoratori “per mestiere”. Per loro non c’entra né la congiuntura sfavorevole né altro. Lo sfruttamento è interpretato, e praticato, come quarto fattore della produzione. E’ un’idea che hanno fissa in testa e che certe tolleranze del sindacato finiscono per legittimare: paradossalmente, il diritto negato ai lavoratori diventa un diritto legittimo concesso all’imprenditore. La riprova di ciò è nel fatto che, storicamente, lo sfruttamento non è una variabile dipendente dalla congiuntura negativa. In periodi di massima floridezza dell’economia industriale si è addirittura sfruttato di più.
Da una parte, dunque, la tolleranza del sindacato, ancorché spiegata come fa Melchionna, incentiva la malafede dell’imprenditore disonesto. Dall’altra, diseduca alla legalità.
E poi, diciamola tutta: un imprenditore che sia veramente tale, senza lavoratori non va da nessuna parte, sarebbe impossibilitato a fare il mestiere che fa. Se invece gli si dà certezza che licenziando un lavoratore che non vuol essere sfruttato ne trova dieci disposti a farlo, “perché c’è la crisi”, è scontato che segue questa strada. Provate a fargli capire che le porte all’imbroglio sono sbarrate e vedrete che non licenzia e non minaccia chiusure. Se è un imprenditore…