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Buongiorno

22.05.2019 - Buongiorno Irpinia

Le accuse di “affarismi” lanciate da Picariello, candidato sindaco di Avellino del M5S

È normale, ma soltanto perché è nella prassi della lotta politica praticamente da sempre, che in tempo di elezioni gli avversari se le cantino di tutti i colori senza risparmiarsi niente.
Non è affatto normale, invece, che agli insulti si sostituiscano o sovrappongano affermazioni che non si contengono nella sfera privata dei protagonisti dell’arena politica ma diventano materia di interesse pubblico.

Mi spiego meglio con un esempio. Se il candidato X dice del candidato Y che è un ignorante, e magari Y replica che X è cornuto (cosa che nella realtà pure capita), lo scambio di “complimenti” non investe l’interesse collettivo di una comunità. Sono affari di X e di Y: se la possono giocare tra di loro come meglio credono. Una volta risolvevano il problema sfidandosi a duello e uno dei due ci rimetteva le penne. Oggi la sfida – molto più civile, ancorché odiosa – si trasferisce nelle aule dei tribunali per la felicità degli avvocati.

Il quadro cambia in altre circostanze. E qui possiamo agevolmente rifarci ad un caso concreto e fresco di giornata. La scena si svolge sul palcoscenico delle elezioni comunali di Avellino. Dove il candidato sindaco del M5S, Ferdinando Picariello, attacca frontalmente due dei suoi competitori, Gianluca Festa e Luca Cipriano, affermando che sono sostenuti da “affaristi”, personaggi delle lobby dell’edilizia.

Ecco, in questo caso, le affermazioni – peraltro gravissime – di Picariello esulano dalla sfera privata e rivestono carattere pubblico, nel senso dell’interesse collettivo della comunità avellinese. Se dietro Cipriano e Festa, infatti, ci sono “affaristi”, i presunti affari non possono che consumarsi a spese della collettività.

Il testo letterale del J’accuse di Picariello, così come riportato da “Il Mattino” di ieri, è il seguente: “Non si può consegnare la città agli affaristi e a chi deve cementificare a tutti i costi. Sappiamo che Festa è finanziato da D’Agostino, uno dei maggiori costruttori della provincia. Lo stesso Cipriano ha interessi particolari rispetto alla zona Ni01. È evidente che si vuole privatizzare Avellino per cose che non riguardano i cittadini. I miei avversari devono rispondere alle esigenze di chi finanzia la loro campagna elettorale”.

Ora, è del tutto evidente il rilievo pubblico di queste affermazioni. Ed è altrettanto indubitabile la gravità di certe affermazioni. Il meno che si debba pretendere, allora, è che il candidato sindaco Ferdinando Picariello dimostri “per alligata et probata” le accuse che fa. Non si può buttar fango sui nomi e cognomi delle persone chiamate in causa senza disporre delle prove a sostegno di ciò che si dice. Allo stesso modo, non si può rappresentare una condizione lesiva degli interessi collettivi in assenza di fatti circostanziati e documentati.

Significa che Picariello ha il dovere di dimostrare ciò che ha detto. Oppure, in alternativa, di chiedere pubblicamente scusa agli avellinesi, oltre che alle persone chiamate in causa, per aver diffuso notizie prive di fondamento e gravemente lesive della onorabilità dei soggetti succitati e degli interessi della comunità di Avellino.

Per altro verso, i soggetti chiamati in causa dovrebbero avvertire essi stessi il dovere di pretendere le pubbliche scuse di Picariello, se rinunciano a regolare i conti in tribunale. Diversamente, il loro silenzio finirebbe con il suonare come silenzio-assenso.