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Buongiorno

15.08.2017 - Buongiorno Italia

Le bestie del web. Solidarietà alla Boldrini (per quanto antipatica)

Buongiorno, Italia.
Premessa. Confesso che la Presidente della Camera, Laura Boldrini, mi è cordialmente antipatica. Senza nulla togliere al valore della persona e alla sua storia professionale, da quando è stata eletta alla terza carica dello Stato ha esibito una alterigia ed una supponenza che, al sottoscritto, hanno più volte provocato un inizio di orticaria. Per stare alla sua collocazione politica, l’ho percepita distante anni luce, ad esempio, da un’altra donna di sinistra, la prima che ha presieduto la Camera dei Deputati nella storia d’Italia: Nilde Iotti. La quale aveva un portamento elegantemente severo che ispirava ammirazione e incuteva rispetto: per Lei e per la carica che ricopriva.

In verità, non sono riuscito nemmeno a darmi una convincente spiegazione del perché, nel luglio scorso, la Boldrini abbia inteso presentarsi da Papa Francesco senza veli e in sandali. A differenza di quanto aveva fatto nella sua visita alla moschea di Roma, dove aveva rigorosamente indossato il velo islamico. Questo episodio, per farla breve, me l’ha resa ancor di più, ma sempre cordialmente, antipatica.

Ciò detto, sono rimasto esterrefatto alla lettura sui social dei commenti incivili, volgarissimi e offensivi sulla sua persona in merito alle posizioni che la Presidente della Camera ha tenuto e tiene, peraltro da sempre, sulla questione-immigrati e su tutte le problematiche inerenti ai temi dell’integrazione dei popoli.
Si può essere d’accordo o meno con la Boldrini, e il sottoscritto è pienamente d’accordo, ma una cosa certamente non si può fare: reagire alle opinioni di una qualsiasi persona – indipendentemente dalla carica che occupa, dalla sua condizione sociale e soprattutto dal colore della pelle – con violenza verbale animalesca e nascondendosi dietro l’anonimato o false generalità.
I social sono una rivoluzionaria opportunità di comunicazione. Ma la degenerazione del loro uso ed abuso sta sempre più trasformando il web in una giungla dove tutti gli istinti bestiali possono essere esibiti, con una saccente presunzione d’impunità in qualche misura incoraggiata da leggi inadeguate alla gravità del fenomeno.

Fa benissimo la Boldrini a trascinare in Tribunale, sempreché possano essere individuate, le bestie che si sono lasciate andare, godendone, all’incontinenza della volgarità, paradigma dell’incapacità di pensiero prima ancora che dell’assenza dei fondamentali della convivenza civile.
Sarebbe una garanzia collettiva se facessimo tutti la stessa cosa: prima liberiamo il web dalle presenze bestiali tanto prima e tanto meglio potremo esercitare con civile libertà il nostro diritto alla comunicazione.