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Buongiorno

09.07.2019 - Buongiorno Campania

Le elezioni regionali e la voglia matta del Pd di farsi male

Non è una novità che nel centrosinistra della Campania si sia bravi, come in nessuna altra parte d’Italia, a perdere volentieri le elezioni pur di assecondare il desiderio irrefrenabile di far dispetto a qualcosa o a qualcuno, oppure – il massimo della goduria – sia a qualcosa che a qualcuno.

Alle elezioni regionali mancano 10 mesi, che nei tempi della politica equivalgono a dopodomani. Figurarsi, allora, se poteva mancare il “buon senso” di sottrarre soltanto un secondo alla voglia matta di “fare ammuina”, qui e subito.

La ricandidatura di Vincenzo De Luca alla presidenza della Campania dovrebbe essere un fatto scontato, per più di un motivo. Il primo è che negargliela – almeno da parte del Pd – sarebbe una carognata allo stato puro. Lui è l’unica cosa rimasta dignitosamente in piedi prima, durante e dopo lo tsunami 5 Stelle del 4 marzo 2018. È rimasto in piedi ed ha fatto resistenza altrettanto dignitosa di fronte agli attacchi – in tutta evidenza strumentali – sulla gestione della Sanità. Perfino le formiche messe a posticcio nei letti degli ammalati sono diventati argomento, non tanto della Ciarambino – e passi pure, poverina! – quanto del ministro 5 Stelle della Salute, Grillo, la cui unica ossessiva preoccupazione non sono le migliaia di medici e infermieri che mancano in organico – come ci si sarebbe atteso – ma De Luca commissario.

Il secondo motivo della naturale ricandidatura di De Luca è che il Pd e il centrosinistra avrebbero non pochi nomi alternativi da proporre, ma nessuno – dicasi nessuno – con una probabilità su cento di poter far fronte vittoriosamente, invece, all’esercito di candidati alla presidenza che il centrodestra unito – forte dei numeri dei sondaggi, quindi prescindendo dai nomi – può consentirsi di schierare con la vittoria molto probabilmente già in tasca.

Eppure, nonostante questo po’-po’ di “La Palice” all’orizzonte, nel centrosinistra, più precisamente nell’area Pd, non si trova niente di meglio da fare che sostenere candidature, invero auto-candidature, “di disturbo” a De Luca. La spudoratezza è giunta al punto tale da dichiararlo perfino, come accaduto ancora nei giorni scorsi, ad esempio, nel versante salernitano: “Mi candido, non per vincere, ma per sottrarre voti a De Luca”.

Intanto, dal Nazareno, Nicola Zingaretti continua a ripetere: “Questo Pd deve cambiare e lo cambieremo”. Il problema è che a furia di dirlo in ogni uscita pubblica, senza che niente ancora si muova, se non il tono degli annunci, comincia a farsi strada l’idea che il nuovo segretario nazionale del Pd abbia un qualche stretto legame di parentela con un certo Godot.

Non è che alla fine anche il buon Nicola – dopo Martina – faccia rimpiangere (Dio ci scansi e liberi!) Matteo?