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Buongiorno

30.12.2019 - Buongiorno Irpinia

Le iscrizioni al Pd irpino tra pulizia e qualche dubbio

Da quel che si sente e si legge, il commissario-segretario del Pd irpino, Aldo Cennamo, persona di sicura onestà intellettuale oltre che politico di ottima cultura e comprovata esperienza, avrebbe fatto un grande lavoro di risanamento delle iscrizioni al partito. Il numero di tessere si sarebbe molto più che dimezzato rispetto ai livelli stratosferici raggiunti in occasione dell’ultimo congresso poi annullato, ancorché per altri motivi, nondimeno che dal Tribunale.

Che il Pd irpino fosse finito nella categoria merceologica di taluni commercianti ambulanti di politica a buon mercato è storia che si conosce almeno da un paio d’anni. La riduzione drastica delle iscrizioni, grazie soprattutto a qualche opportuno correttivo introdotto da Cennamo, la dice lunga su cosa era diventato questo partito in Irpinia: una comunità fantasma, oppure – se preferite – una comunità di pupi, per la stragrande maggioranza addirittura inconsapevoli d’esser tali, nelle mani di nutriti gruppi e sottogruppi di pupari che hanno utilizzato il Pd sia per le loro carriere politiche, sia per favorire amici, compari e comparielli in tutte le attività in qualche modo governate dal potere pubblico centrale, regionale, provinciale e comunale. Il tutto, naturalmente, non “a gratis”, ma in cambio del voto e della fedeltà.

Da quel che si sente e si legge – si diceva – il commissario segretario Cennamo avrebbe fatto un grande lavoro. Avrete notato che, in merito, continuo ad usare il condizionale. Non certo per dubitare di Cennamo. Ci mancherebbe. Il dubbio è che il lavoro di ripulitura del tesseramento, ancorché titanico, non sia stato radicale. Il dubbio è che i pupari, seppure in misura molto minore rispetto al passato, abbiano ancora stavolta tenuto i fili dei pupi.

Certo, non è impresa facile verificare. Eppure c’è un parametro che potrebbe aiutare a capire.

Capire per poi approfondire ed eventualmente decidere se e come si possa intervenire per una “ripassata” di pulizia. Il parametro è l’occupazione del tesserato. Non “come, quando e perché”. Bastano soltanto il “chi” e il “dove”. Se dovesse venir fuori, ad esempio, che un numero consistente di tesserati lavora presso una determinata azienda, indifferentemente pubblica o privata, qualche approfondimento varrebbe la pena farlo, commissario Cennamo. O no?