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Buongiorno

04.04.2017 - Buongiorno Italia

Le manette di serie A e quelle di serie B

Buongiorno, Italia. Che roba assurda! C’è gente comune che viene arrestata, per le più varie ipotesi di reato, finisce sui giornali, poi magari il Riesame ne ordina la scarcerazione motivando che le manette erano state una misura cautelare eccessiva o addirittura infondata, ma nessun direttore di giornale, opinionista, garantista a vario titolo, capopartito o semplice militante di partito s’indigna. Nessuno che scomodi il manuale della pietà cristiana o il codice sociale per raccontare il trauma psicologico del povero disgraziato, la sua difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro, da insegnante elementare, da professore delle medie, da artigiano o commerciante, da meccanico o cameriere o semplice operaio precario d’un cantiere edile. Nessuno a lacerarsi l’anima interpretando con dotte citazioni il dolore e la vergogna della moglie del di lui o del marito della di lei finito – “forse” ingiustamente – nelle grinfie di Pm assatanati e di Gip con la stanza troppa attigua a quella dei Pm per essere considerati, comunque, giudici terzi meritevoli di rispetto.
Accade invece che finiscono in cella o ai domiciliari politici di diverso rango, professori universitari, alti dirigenti dello Stato, altri Signori dai “natali nobili e perfetti, o imprenditori cafoni arricchitisi a botta di riciclaggio o usura, oltre che con l’arte fine della corruzione, ed eccoti che l’indignazione totale, il sacro furore garantista invade e pervade il direttore di giornale, l’opinionista di grido, il capopartito o semplice militante di partito. Il Maestro di turno apre lo spartito, alza la bacchetta ed è tutta una sinfonia orchestrale e corale del dagli addosso al Pm untore, al Gip distratto se non proprio complice del Pm, alla magistratura ideologizzata, vampirizzata dal morso politico di Dracula, in perenne complotto contro gli altri due poteri dello Stato, per usurparne primato e spazio, per imporre finalmente – con un irresistibile do di petto – la Dittatura delle Toghe.
Il Grande Totò, sempre più amato e sempre più attuale, di questa varia umanità del garantismo di casta, avrebbe detto. “Ma ci facciano il piacere!”. E invece no, Indimenticabile Principe De Curtis! Molto più opportunamente, a questa gente andrebbe riletta ‘A Livella, scandendola verso per verso, parola per parola, e leggendola una, dieci, cento volte, se mai si mostrassero distratti o, soprattutto, snob. Alla casta dei garantisti delle caste, si perdoni il bisticcio, andrebbe ricordato ogni giorno che Esposito Gennaro, netturbino, ipoteticamente finito nelle maglie della giustizia, dovrebbe godere – assieme alla sua famiglia – della stessa attenzione e della medesima pietà cristiana e comprensione sociale del “...nobile marchese / signore di Rovigo e di Belluno / ardimentoso eroe di mille imprese / morto l’11 maggio del ‘31”.
E, chiaramente, Gennarino Esposito dovrebbe goderne, oggi, in questa vita - egregi Signori Garantisti “per chi sì e per chi no” - senza aspettare che arrivi “Ogni anno il 2 novembre…”.