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Buongiorno

29.08.2018 - Buongiorno Campania

Le nostre scuole a rischio sismico e il monito inascoltato di Zamberletti

Buongiorno, Campania.
Una approfondita inchiesta de “Il Mattino” di Napoli ha rivelato che Legambiente, sulla scorta dei dati del Miur, è arrivata alla conclusione che in Campania oltre la metà degli edifici scolastici non è a norma antisismica.

È un dato che apparentemente sorprende non poco. Il terremoto del novembre ‘80 coinvolse la nostra regione e la Basilicata. E per la ricostruzione furono spesi diversi fiumi di danaro. Ora, dal momento che l’area metropolitana della Campania fu quella meno colpita ma che assorbì più risorse del cosiddetto “cratere”, ovvero dell’area interna devastata (Irpinia e alto salernitano in modo particolare) non si capisce quali siano stati i criteri di priorità della spesa da quelle parti.

In via logica, gli edifici scolastici avrebbero dovuto avere priorità assoluta. Oggi si scopre che oltre la metà non è a norma. Significa che oltre la metà non è stata ricostruita dopo il sisma dell’80.

Diversamente gli interventi sarebbero stati soggetti all’obbligo di osservanza di quelle direttive, che peraltro erano molto severe. Se così è, vuol dire che gli edifici oggi catalogati come sismicamente vulnerabili erano stati realizzati in epoca antecedente al novembre ’80, dunque superarono senza danni uno dei terremoti più violenti degli ultimi due secoli e, comunque, per altri ben 38 anni non hanno dato problemi.

È evidente che c’è qualcosa che non torna in tutto ciò. Per cui delle due l’una: o si sta esagerando oggi con valutazioni un tantino allarmistiche, oppure bisogna ammettere che negli ultimi quattro decenni nessuno si è posto seriamente il problema della sicurezza delle nostre scuole. O meglio: tutti si pongono il problema quando magari da qualche parte crolla il solaio di una scuola, ma dopo pochi giorni si torna a dormire sonni tranquilli.

Il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, ha ragione quando dice che gli amministratori locali si fanno carico di responsabilità improprie rispetto alla vulnerabilità sismica degli edifici. Perché se un sindaco chiede fondi per la ricostruzione di un edificio “dubbio” si sente rispondere che non ci sono soldi a sufficienza per risolvere tutti i dubbi, ossia per intervenire su tutto ciò che è considerato a rischio. Se firma l’agibilità di un edificio dubbio finisce sotto processo in caso di crollo. Se non firma, cioè nega l’apertura di una scuola, viene linciato dai genitori degli studenti.

Giustamente, Mastella lamenta l’assenza di una norma chiara che dica quali edifici vanno chiusi e quali no. In altre parole, lo Stato lascia i sindaci in balia di se stessi, li predestina ad essere capri espiatori se, scongiuri facendo, arriva la scossa fatale.

È una condizione decisamente, scandalosamente paradossale. Eppure non è un problema di oggi.

All’indomani del sisma dell’80 in Campania e in Basilicata, come aveva già fatto quattro anni prima dopo il terremoto del Friuli, Giuseppe Zamberletti si sgolò a dimostrare che la prevenzione, al netto del costo incommensurabile anche di una sola vita umana spezzata da queste tragedie, ha un prezzo di gran lunga inferiore agli interventi di ricostruzione post-calamità. È triste constatare che quell’ammonimento, fondato su basi scientifiche, sia rimasto inascoltato.

Perché continuiamo ancora a sorprenderci, dunque? Più che nella ragione, la risposta bisogna cercarla nella coscienza. Tutto qui.