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Buongiorno

22.11.2018 - Buongiorno Irpinia

Le spudorate sortite del solito Gianluca Festa

Ho letto, senza sorprendermi affatto, la replica di Gianluca Festa alle durissime accuse rivoltegli dalla presidente del Consiglio regionale, Rosetta D’Amelio, in merito all’atteggiamento anti-Pd da lui tenuto nelle recenti elezioni provinciali. Non mi sono sorpreso perché Festa non è nuovo a comportamenti del genere, una pratica che esercita con disinvoltura e in perfetta coerenza con il suo anarchismo individuale. La qual cosa – l’anarchia "festosa" intendo – potrebbe perfino risultare originale e accettabile se non rispondesse esclusivamente alla filosofia dei cavoli propri.

Il problema nasce allorquando il consigliere comunale di Avellino pretende di vestire a giorni alterni, se non proprio ad ore alterne, i panni dell’anarchico e quelle del "politico" intruppato, guarda caso, proprio nel Pd: per di più con ruoli di comando grazie al congresso provinciale farsa del partito che lo ha visto "portatore di tessere", assieme a ben individuati compagni di cordata, in quantità tale da far sorgere il sospetto che quelle iscrizioni al Pd potessero essere intestate perfino ai defunti.

La D’Amelio aveva molto opportunamente, oltre che doverosamente, richiamato Festa alla serietà ed alla coerenza: non si può stare in un partito – era questo il senso dell’arringa – e votare per il candidato presidente della Provincia di un altro schieramento politico. Tutto sommato, non c’era nemmeno bisogno che qualcuno dovesse ridursi a sottolineare una roba del genere, tanto lapalissiano è il concetto. Ma bene ha fatto la presidente D’Amelio a prendere anche formalmente le distanze dall’anarchico a quando gli conviene.

La risposta di Festa, sulle colonne de "Il Mattino" di ieri, è stata la seguente: "Non replico alle accuse. Ci sono questioni più serie e importanti da affrontare. Se fossi nel presidente del Consiglio regionale, mi dedicherei ad ascoltare di più la gente, a capire le difficoltà del territorio e non a suscitare clamore per cose che non sfiorano neanche il minimo interesse delle persone comuni".

Come si vede, il consigliere comunale di Avellino dribbla l’argomento, la butta sul più becero populismo, un classico dei qualunquisti sprovvisti di sensibilità politica ma in compenso dotati di pensiero decisamente anemico. Aver tradito il partito cui dice di appartenere, e grazie al quale egli ha un ruolo, per il Signor Festa è meno d’una inezia. Cosa volete che siano le regole, la trasparenza, la coerenza: insomma tutto quanto è a fondamento dell’etica della politica?

Dicevo che il personaggio in questione non è nuovo a questi tradimenti. Si comportò così già quattro anni fa, quando il Pd candidò alla presidenza della Provincia il sindaco di Avellino pro tempore Paolo Foti. Il Paganini delle tarantelle politiche avellinesi concesse il bis il 24 giugno scorso, al ballottaggio delle comunali nel capoluogo, quando il candidato sindaco del centrosinistra Nello Pizza, partito con 30 punti di vantaggio, subì la sconfitta ad opera dei Cinquestelle e degli anarchici individuali che fecero campagna elettorale per l’astensione, naturalmente nottetempo. E poiché, come si dice, non c’è due senza tre, il Nostro si è riconcesso un paio di settimane fa contribuendo all’affossamento del candidato Pd alla presidenza della Provincia, Michele Vignola.

La spudoratezza politica del Signor Festa non conosce limiti. Nella sua replica alla D’Amelio, infatti, egli così continua, ancora riferendosi alla Caporetto delle elezioni provinciali: "Il Pd irpino ha perso un’ulteriore volta per lo stesso motivo per cui è uscito sconfitto alle politiche e alle amministrative nel capoluogo, ovvero perché ha deciso di decidere il futuro delle comunità a porte chiuse senza ascoltare gli attivisti e le persone, ma effettuando scelte che hanno tenuto conto solo del volere di pochi".

Si dà il caso che il "Pd irpino" ufficiale di cui parla Festa è esattamente quello uscito dal congresso provinciale farsa e che annovera tra i soci di maggioranza proprio lui, l’anarchico individuale che come il proverbiale gallo oggi sale sulla monnezza e canta il suo stonato chicchirichì.

É il proprio il caso di dire che mai la politica irpina era caduta così in basso.