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Buongiorno

15.10.2017 - Buongiorno Italia

Legge elettorale: quante ipocrisie per la fiducia messa dal governo

Buongiorno Italia.
Il tormentone della legge elettorale approvata, secondo i grillini, con metodi fascisti, oppure, dal punto di vista dei prodiani, con una pugnalata alla democrazia, durerà fino a quando l’iter non si completerà con la seconda lettura al Senato. A prescindere dall’esito del voto a Palazzo Madama, il giorno successivo si farà ancora un po’ di baldoria, dopo di che le orecchie degli elettori saranno molto più attente alle proposte politiche che saranno illustrate dalle varie parti in campo in vista delle elezioni della prossima primavera.

Epperò consentitemi di dissentire dal coro di accuse al Pd, non per difendere il Pd, che peraltro ha ottimi “avvocati”, ma per un problema di coscienza politica.

Dissento non tanto dalle opinioni di Giuliano Pisapia, che un giorno augura ironicamente “Buon viaggio” a Mpd, “partitino del 3%”, e il giorno dopo, attingendo da Enzo Iannacci, annuncia “Vengo anch’io!”, ma restando comunque in attesa che Roberto Speranza e Compagni gli dicano “No, tu no!”, per fare di nuovo l’occhiolino a Matteo Renzi.

Dissento dal Movimento 5 Stelle, che prendendo a motivo il voto di fiducia sulla legge elettorale arriva addirittura ad avvicinare i metodi fascisti a quelli di De Gasperi.

Dissento per un motivo di metodo ed uno di merito. Certo, ricorrere alla fiducia per un provvedimento che definisce le regole del gioco elettorale non è il massimo di illuminazione politica possibile. Però, benedetto Iddio, c’è qualcuno disposto a dare del “Signore” ai franchi tiratori che nel segreto dell’urna non esprimono un libero convincimento ma semplicemente consumano le loro piccole vendette politiche, laddove non sia la difesa del proprio “particulare”?

Ormai è chiaro come la luce del giorno: c’è una gran voglia, da parte di gruppuscoli minoritari interni al Pd, di far fuori Matteo Renzi. Liberi di farlo: ma perché non si schierano, apertamente, coraggiosamente per sostenere le loro idee? Oppure, perché non si “scindono” anch’essi sfidando il rischio di non fare ritorno in Parlamento alla prossima tornata?
Nel merito, e tornando ai Cinque Stelle, lascia interdetti sentirli parlare di una porcata di legge elettorale che non consente al cittadino di scegliersi i parlamentari. Vi pare serio, ancora qui, che la predica venga dal pulpito della diarchia Grillo-Casaleggio, questo – sì – un duo fascistoide che dietro la foglia di fico delle finte Web-Primarie decide “a prescindere” chi dev’essere eletto?

È del tutto evidente il grande bluff di quella che era stata presentata come la più diretta e innovativa forma di democrazia possibile. Di cosa si parla, dunque? Ciò che suscita l’orticaria è la spudoratezza con la quale si ritiene di poter prendere per i fondelli gli italiani. C’è davvero ancora bisogno di questi numeri di stucchevole comicità? Non abbiamo riso e fatto ridere abbastanza?

Alle “grillate” siamo abituati. Perciò, nessuna meraviglia.
Sorprende, invece, che persone di collaudata esperienza e sensibilità politica come i “prodiani”, ancora per la fiducia posta dal governo sulla legge elettorale, nella ricorrenza del decimo compleanno del Pd – 14 ottobre 2017 – abbiano detto che “questo non è un giorno di festa ma di lutto”.

Per carità, vanno rispettate le opinioni di tutti. Ma la domanda da girare ai prodiani nasce spontanea: scusate tanto, ma il giorno in cui D’Alema, Bersani e Compagni hanno deciso la scissione dal Pd, procurando alla sinistra un trauma e un danno la cui gravità si misurerà dopo la probabile vittoria delle destre o dei Cinque Stelle alle prossime politiche: scusate tanto, dicevo, è stato quello un giorno di lutto o di festa?

Perché, diciamolo senza ipocrisie, se è stato un giorno di lutto, come il buonsenso suggerirebbe nel raffronto con una fiducia sulla legge elettorale, non si capisce perché mai i prodiani non lo hanno detto e non hanno comunque partecipato al funerale, limitandosi invece – carinissimamente – a spostare la “tenda” un poco in più là dal campo Pd. Se, invece, non è stato un giorno di lutto, lo è stato di festa anche per i prodiani, come lo fu per gli scissionisti. E allora si capisce tutto il resto: un resto che non fa certo onore alla storia dell’Ulivo.