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Buongiorno

28.03.2017 - Buongiorno Italia

Letta vota Orlando? E chissenefrega…

Buongiorno, Italia. In trenta secondi, nella mezz’ora di Lucia Annunziata su Rai 3, il mondo ha finalmente appreso la notizia che attendeva da tempo con il fiato sospeso: alle Primarie del Pd Enrico Letta voterà per Andrea Orlando. La giornalista ha dovuto faticare parecchio per strappare la confessione dai segreti mentali dell’ex Premier. Alla fine ci è riuscita, la trappola è scattata, grazie a quella domanda da un miliardo di euro che Letta mai e poi mi si sarebbe atteso, perché mai e poi mai avrebbe voluto terrorizzare di meraviglia il popolo Pd. Annunziata: “Allora, Letta, è possibile sapere per chi voterà alle Primarie?”. “Penso che darò il mio voto ad Andrea Orlando”.
Ah, sì: ci sta ancora pensando? Il suo tira e molla dura da un paio di mesi. Ospite di Bruno Vespa, per la presentazione del suo ultimo libro, disse che lui non si interessava più di politica italiana. Se ne era andato ad insegnare Scienze Politiche a Parigi: le cose italiane e soprattutto il Pd erano ormai lontani dai suoi pensieri. Poi fu ospitato al “Di martedì” di Giovanni Floris, ed anche qui ostentò indifferenza verso la politica italiana e soprattutto verso il Pd, ma non lesinò critiche a Matteo Renzi. Anzi gli ridevano gli occhi quando il compiaciuto Floris gli forniva la vanga per lanciare fango. Un duetto che aveva fatto tornare alla memoria la parodia napoletana d’un immaginario dialogo tra Amilcare e Annibale. Per educare il figlio di un paio d’anni all’odio verso i romani, Amilcare lo faceva sedere sulle ginocchia e gli chiedeva: “Annibalù, che t’è o romano, a papà, che t’è?” (“Annibaluccio, dillo a papà, cosa sono i romani?”). E lui, ben istruito, che rispondeva: “Puppù, papà, puppù!”.
Tuttavia, Letta non si rivelò nemmeno da Floris. Anche lì, per continuare a tenere il mondo in ansia, disse che non sapeva né se avrebbe votato né per chi. Poi, i fatidici trenta secondi a “In mezz’ora”. Durante i quali, senza attendere che l’Annunziata se glielo chiedesse, ha anche spiegato perché voterà Orlando e non Emiliano o magari (pussa via!) Renzi. “Orlando – ha detto il professor Letta dall’alto della sua cattedra parigina – è l’unico che ha dato dimostrazione che il Pd non può che essere in piazza a spingere per l’Europa”.
Ma davvero? E, di grazia, Renzi ed Emiliano spingono per caso per una “Exit” italiana? Il grande Totò avrebbe liquidato l’argomento con un “Mi faccia il piacere!”. Senza pernacchia, perché sarebbe eccessivo nei confronti dell’ex Premier, che è comunque persona perbene.
Ed è questo che sorprende: come può una persona perbene, oltre che di grande spessore culturale ed etico come Letta, ricorrere ad una scusa così banale per spiegare una scelta – il voto ad Orlando – che non ha motivazioni politiche, né europee né marziane, ma soltanto e semplicemente personali. Lo sanno anche i bambini che ancora ciucciano al biberon e non studiano “Sciences Politiques” alla prestigiosa Scuola parigina che Letta è tanto bilioso con Renzi per via dello sfratto da Palazzo Chigi. Lo sanno tutti che ancora gli rimbomba nelle orecchie il suono della campanella del rituale passaggio di consegne. Ma proprio perché i motivi reali del suo voto a Orlando sono noti “urbi et orbi”, l’ex Premier avrebbe fatto bene o a starsene in silenzio oppure a dire papale papale, parafrasando Annibale: “Non voto Renzi perché Matteo è puppù!”.
Invece, per come è andata dall’Annunziata, i renziani sono legittimati a fregarsene del voto di Letta ad Orlando, e i non renziani hanno qualche buon motivo per riflettere sulla reale consistenza degli avversari di Renzi.