menu

Buongiorno

23.12.2018 - Buongiorno Irpinia

Lettera (incazzata) a Babbo Natale

Caro Babbo Natale, ieri ho visto per l’ennesima volta – in un piccolo paese irpino – un bimbo di 5 anni che chiedeva l’elemosina sospinto a farlo dalla madre. Mi era capitato di assistere ad una scena simile, la scorsa settimana, davanti a un supermercato di Avellino. E ancora una, dieci, cento volte a Napoli, a Roma, a Parma, a Milano. Tre anni fa l’avevo vista a Seattle e a Boston. E almeno quattro volte all’anno, da quando vado dal mio nipotino Francesco che vive ad Amsterdam, rivedo la medesima scena.

Questi bambini si somigliano tutti. I loro occhi sembrano riflettere la stessa pena, l’identica domanda, un’unica anima.

Caro Babbo Natale, sono sessant’anni e più che ti chiedo “Perché?”, e tu ancora non mi rispondi. Ti nascondi dietro la lunga barba e cerchi di distrarmi con mille simpatiche trovate. Da piccolo mi divertivo ad osservarti. Ora non più. Ora più ti guardo, più mi compare davanti agli occhi quel bimbo che chiede l’elemosina sospinto dalla madre. Più ti guardo più vedo in te l’immagine di questo mondo assurdo abitato da ricchi troppo ricchi e da poveri troppo poveri.

Diciamolo senza continuare ad illuderci, caro Babbo Natale: questo mondo non cambierà, e quei bambini avranno sempre la stessa faccia, gli stessi occhi, la stessa anima: il colore della povertà.