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Buongiorno

10.02.2017 - Buongiorno Irpinia

Ma che fine ha fatto l’etica dell’imprenditoria?

Buongiorno, Irpinia. Ieri Mila Martinetti ci ha scherzato su con una delle sue Siringhe. Ma è di una gravità inaudita il pensiero espresso da Massimo Pugliese sui suoi dipendenti dell’El.Ital. L’imprenditore ha detto che quei lavoratori “devono andare a piedi a Montevergine per aver avuto dodici anni di stipendio”. Ovvero devono ringraziare la Madonna se hanno ottenuto il compenso per il lavoro prestato.

La gravità di ciò che afferma Pugliese – che è persona di fine intelligenza, quindi uno che pensa ciò che dice – sta nel fatto ch’egli fa passare per concessione un diritto. Ed è ancora più grave, quel che pensa e dice, perché utilizzando quell’espressione non solo nega un diritto ma fa apparire il salario sacrosantamente dovuto come una grazia ricevuta, per cui i lavoratori devono osservare la “penitenza” di raggiungere a piedi il Santuario di Mamma Schiavona.

E’ grave il pensiero di Pugliese perché esprime una cultura imprenditoriale, una mentalità. Il lavoratore non è attore della produzione e della ricchezza che ne deriva. E’ una macchina, un oggetto materiale, senza anima, dunque senza sensibilità, senza dignità. Nella Siringa Mila Martinetti ha ricordato, riprendendo le parole di Pugliese, che i lavoratori “devono” andare a piedi a Montevergine mentre lui, l’imprenditore di successo, ai Santuari ci va in elicottero: non certo per merito di Mamma Schiavona, che notoriamente e tutt’al più dispensa grazie e non certo soldi, ma per il "sudore" di quei lavoratori che con tanto cinismo vengono considerati oggetti. E attenzione: qui non c’entra la buonanima di Karl Marx. Sarebbe troppo alto e troppo nobile il riferimento all’ideologia. Qui c’entra soltanto la mentalità approssimativa, a tratti volgare, di una certa imprenditoria di provincia: la stessa che ostenta prestigio ma che continua ad ignorare l’abc della grammatica sociale. E’ l’imprenditoria che declina a memoria il miliardo di doveri dei lavoratori, e che dimentica esistenza e valore dei diritti essenziali di chi lavora: diritti che si contano sulle dita di una mano sola, ma che a questi imprenditori appaiono infiniti.

Non è il caso di Pugliese, ma mi è capitato di conoscere imprenditori, nella civilissima provincia irpina, i quali teorizzano che le ferie spettanti ai dipendenti devono apparire in busta paga nel numero dei giorni dovuti ma di fatto vanno ridotte alla metà: perché l’altra metà deve contribuire al progresso dell’azienda. Il “progresso”: accade anche questo nella civilissima Irpinia. E sono gli stessi imprenditori che spendono e spandono, che ostentano, che comprano titoli onorifici tanto al chilo oltre a quelli di Stato, che magari si quotano in borsa, che talvolta addirittura pretendono di rappresentare il popolo, di legiferare quelle leggi che essi per primi disconoscono e calpestano.

In questa civilissima Irpinia accade che ci siano imprenditori che pagano 300 euro al mese il lavoro intellettuale dei giovani: o ti accontenti o te ne vai, c’è sempre chi ha più bisogno di te e che si accontenta. Questi Signori non rubano ai giovani soltanto il futuro: rubano letteralmente il presente, cioè il mancato compenso per il lavoro prestato.

Eppure, dalle nostre parti ci sono sindacalisti che un giorno sì e l’altro pure predicano, pontificano, gridano. Salvo a ritrovarteli nottetempo – non tutti, per carità! – a tavola con quegli stessi imprenditori che di giorno fingono di combattere. Chissà di cosa mai parleranno! Magari proprio dei nostri giovani disoccupati, ma soltanto per concordare l’uso più “conveniente” che se ne può fare: dai 300 euro al mese in giù.
Ma di cosa chiacchiera la politica in questa provincia?