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Buongiorno

14.11.2017 - Buongiorno Irpinia

Molestie sessuali. Quella volta che un noto politico irpino...

Buongiorno, Irpinia.
Era inevitabile che lo scandalo, o presunto tale, delle molestie sessuali nel mondo del cinema investisse anche l’Italia. L’argomento tira, le “Iene” sono straordinariamente brave a scovare le prede, mettici un po’ di morbosa curiosità, ed eccoti che le notizie – o fake news, a seconda dei casi – diventano virali.

Fausto Brizzi, uno dei registi più amati dai giovani, è finito nell’occhio del ciclone. Dieci attrici lo accusano di essere state molestate durante i provini o giù di lì. Lui nega, minaccia querele, va esageratamente oltre sospendendo le attività.

Forse non sapremo mai la verità. In mancanza di prove, mai come in questo caso essenziali, la verità è quella dichiarata da Brizzi: “Mai avuto rapporti non consenzienti”. Una frase sibillina, che potrebbe anche essere interpretata più o meno così: “Ho avuto rapporti con le attrici che mi hanno sputtanato con le Iene, ma erano consenzienti e tanto più”. “Potrebbe” essere interpretata così.
Condizionale d’obbligo, anzi di più: è obbligatorio sottolineare che quella interpretazione maliziosa è decisamente forzata. Vedremo come andrà a finire.

In attesa di conoscere la SuperVerità, io sposo la tesi di Nancy Brilli. La quale difende Fausto Brizzi con un ragionamento di semplicissimo buon senso prima ancora che di grande ovvietà. Ella dice che dalle molestie sessuali ci si può difendere con estrema facilità: “Se c’è una avance sgradita, bisogna andarsene subito”. Certo, giustissimo. Ma anche a costo di non lavorare?

Nell’intervista pubblicata ieri dal Corriere della Sera, la Brilli è netta, niente “se” e niente “ma”. La giornalista (Candida Morvillo) le chiede. “Lei si è mai trovata in situazioni ambigue?”. La risposta: “No. Sempre in situazioni molto chiare. E sempre me ne sono andata e le persone in questione non mi hanno poi fatto lavorare”. Altra domanda: “Che cos’è una situazione chiara?”. Risposta: “Il produttore che, mentre ti parla, ti mette la mano sulla coscia. Mi è successo, ho finto un malore e ho preso la porta. Altre volte, davanti ad avance verbali, ho risposto sarcastica ed è finita lì”.

Ecco: è così che bisognerebbe fare. Punto. Attendere che scoppi il caso Weinstein a Hollywood, e perfino quello politico di Westminster a Londra, prima di raccontare alle “Iene”: “Oh, cazzo: sapete cosa mi è capitato con Brizzi?…”, non è proprio il massimo dell’onestà intellettuale. Dice: “Ma, sai, non avrei più lavorato se avessi detto tutto subito!”. Eh, no: non può funzionare così. Perché, scegliendo di non scegliere, hai di fatto scelto di accettare le molestie.

Beninteso, tutto ciò non giustifica il molestatore. Tutt’altro. La Brilli è stata fin troppo signora a fingere il malore e a guadagnare la porta, quando le è capitato di imbattersi nello stronzo di turno. Un calcio nelle palle, ecco cosa serve. Anche perché con la denuncia senza testimoni, o comunque senza prove, ti becchi direttamente una controdenuncia per calunnia e oltre alla faccia ci rimetti anche le spese. Un bel calcione con il tacco, mirando dritto all’area sottombelicale, è la risposta giusta. È legittima difesa, l’unica cosa che rischi è che non trovi le palle. Perché chi si riduce alla molestia di certo non ha le palle, a parte la dignità.

E non crediate che di Nancy Brilli ce ne siano poche. Mi è capitato di raccogliere, non a Roma, ma qui in Irpinia, non nel mondo del cinema, ma in quello delle normali professioni femminili – medici, avvocatesse, insegnanti – confidenze molto sorprendenti considerata la statura delle personalità coinvolte nelle inimmaginabili vesti di molestatori.

Alcuni anni fa, una donna medico, mia carissima amica, mi raccontò d’essere stata importunata da un politico più che adulto e molto noto non solo in Irpinia. L’aveva convocata a casa sua in merito ad una questione professionale sollevata in precedenza. Dopo pochi muniti dall’inizio del colloquio cominciarono le avance. Lei tentò di guadagnare l’uscita dal salone, lui la bloccò con forza contro il muro e tentò ripetutamente di baciarla e palpeggiarla. Riuscì a svincolarsi dalla morsa dell’energumeno e finalmente a scappare fuori dal salone e dalla casa.

Ci fu un seguito? Lo chiesi alla mia amica a distanza di tempo: non aveva voluto mai più incrociarlo.

E la questione professionale in sospeso? “La dignità innanzitutto!”, mi rispose.