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Buongiorno

24.10.2017 - Buongiorno Irpinia

Molestie sessuali e sesso di scambio: la nostra Irpinia non fa eccezione. Anzi...

Buongiorno, Irpinia.
La scorsa settimana, mentre nuove rivelazioni facevano riesplodere il caso hollywoodiano delle molestie sessuali nel mondo del cinema, ho scritto per Orticalab un commento apparso sotto il titolo “Tutti i Weinstein (politici) che si nascondono in Irpinia”. Per dire, sostanzialmente, che tutto il mondo è paese, e c’è poco da sorprendersi per le “gesta” del grande produttore cinematografico americano. Le molestie sessuali del genere Weinstein, ovvero del “potente” che profitta del suo ruolo per consentirsi volgari avances fino al ricatto, si consumano a tutte le latitudini del globo e in tutte le “buone” famiglie, nel cinema come in altri settori della cultura, della produzione e soprattutto, ecco il punto che avevo maggiormente sviluppato, negli ambienti politici: a Roma come a Milano, nelle grandi province come nella nostra piccola Irpinia.

Ho letto sul quotidiano “Il Mattino” di ieri, prima pagina dell’edizione nazionale, che Gabriele Muccino, al quale chiedo venia per l’irriverente avvicinamento, la pensa come il sottoscritto.

Di ritorno dalla lunga permanenza di lavoro negli Stati Uniti, il regista sta girando a Ischia il film “A casa tutti bene”. Ed è stato qui che ha rassegnato al taccuino della bravissima collega Titta Fiore il suo disincantato punto di vista sul caso Weinstein: “Ce ne sono ovunque – ha detto –, mica c’è bisogno di andare fino in America per trovarli”.

Al di là dell’autorevolissima opinione di Muccino, credo che bisogna sempre e rigorosamente distinguere tra “molestie sessuali” e “sesso di scambio”. Al pari dell’attrice hollywoodiana che ambisce ad una parte da protagonista, se – si fa per dire – la dipendente dell’Asl di Avellino cede alle avances del politico di turno per far carriera, nessuno si permetta di venirci a parlare di “molestie sessuali” subite dalla presunta povera malcapitata, a meno che non si tratti di una deficiente allo stato conclamato. Nel qual caso, però, non si tratterebbe di molestie ma di vera e propria “circonvenzione di incapace”, circostanza che rinvierebbe alla necessità di capire come è stato superato il concorso.

Chi cede alle avances per i fini suddetti rientra nella categoria del “sesso di scambio”, traducibile – ancora nella “casuale” esemplificazione dell’Asl, in questi termini: tu, potente politico di turno, mi dai non una ma tutte e due le mani e non solo per diventare, che so?, dirigente o direttore di struttura semplice o complessa oppure – perché no? – addirittura direttore generale, e io ben volentieri te la do.

La molestia sessuale si configura, invece, quando lui, il potente politico di turno, ti circuisce, ci prova, ci riprova, fa il cretino, allunga la manina, ti promette che se gliela dai ti farà direttore di struttura semplice o complessa o addirittura direttore generale, e tu gli dici: “Non te la do e togliti dalle scatole altrimenti ti becchi un calcio in faccia”.
La differenza è sostanziale. Nel primo caso abbiamo donne compiacenti che la “occasione” se la cercano: l’obiettivo è la carriera, che vuoi che sia una botta in più o in meno. Contente loro, no problem. Anzi il problema c’è: perché se oltre alla lascivia l’altra nota caratteriale prevalente della donna in carriera è l’incapacità, il risultato è di ritrovarsi delle autentiche capre ai posti di comando di una Asl o di una qualsiasi altra azienda pubblica, con gli effetti devastanti che si possono immaginare.

Nel secondo caso abbiamo donne con le palle che fanno onore a stesse e al posto di lavoro che occupano. Sono queste la stragrande maggioranza delle nostre donne. E vanno difese. Quelle dell’altra specie non hanno bisogno di aiuto: perché, come visto, in una diversa dimensione dell’etica esistenziale sanno difendersi da sé.