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Buongiorno

22.08.2017 - Buongiorno Campania

Morire a 23 anni per due infermieri che litigano. Vergogna!

È assurdo. E’ imperdonabile. “Qualcuno dovrà pagare”.
Certo, sarebbe ancora più assurdo, ancora più imperdonabile, se qualcuno non pagasse.
“Qualcuno dovrà pagare”. E’ il meno che possa chiedere Raffaele Scafuri, il papà del giovane di appena 23 anni morto in una corsia dell’ospedale Loreto Mare di Napoli. Morto non per colpa del destino cinico e baro. Ma per responsabilità di qualcuno.
Perché, se sarà verificato quanto sembra emerso dalla prima ricostruzione dei fatti, non ci potrà essere perdono per chi ha sbagliato. E chi ha sbagliato dovrà pagare.
Retorica colpevolista? E’ il papà di Antonio che parla: “Me lo hanno ucciso. Mio figlio era lì che moriva e intanto al pronto soccorso litigavano per decidere quale infermiere dovesse accompagnarlo in ambulanza per fare l’Angio Tac. Non posso rassegnarmi a questa morte assurda”.

Il resto è la cronaca che avete già letto o ascoltato dalla Tv e dalla radio.
No, non è l’accusa di un padre disperato. La sua versione ha già un riscontro autorevole: quello del medico responsabile del pronto soccorso. Che ha messo tutto nero su bianco. Un rapporto dettagliato. Quattro ore – vitali – perse per decidere chi dovesse accompagnare il giovane all’ospedale Pellegrini, che dista dal Loreto Mare poco più di un chilometro.

Antonio, rimasto gravemente ferito a seguito di un incidente in moto, si sarebbe potuto salvare. Lo dicono i medici. Le responsabilità non sono soltanto dei due infermieri vocati al litigio più che all’assistenza. Nel rapporto del responsabile del pronto soccorso viene chiamato in causa anche un collega “per la libera interpretazione dei percorsi assistenziali”, com’è stato messo nero su bianco.
C’è poco da aggiungere. Se non che il Loreto Mare è lo stesso ospedale in cui a febbraio scorso ci furono 55 arresti per assenteismo. Ed è anche l’ospedale dove, a gennaio ancora di quest’anno, una paziente muore perché l’ambulanza arriva con due ore di ritardo.
Fatalità? No: irresponsabilità.

Ecco perché questo ennesimo episodio trascende perfino il dato di cronaca, di gravità inaudita, e richiede un intervento “politico”, oltre che giudiziario e amministrativo. Ed è un intervento politico che spetta al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. La rivoluzione della Sanità che egli ha promesso ha bisogno, evidentemente, di “sangue”. Ma non del sangue e della vita dei pazienti. Altri devono pagare, metaforicamente, con il sangue. Certa gente non è degna di un posto di lavoro. Va cacciata. Senza pietà.