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Buongiorno

07.06.2017 - Buongiorno Italia

Nessuna pietà per Totò Riina!

Buongiorno, Italia. Ci sono cose che indignano a prescindere. Una di queste è “l’apertura” della prima sezione penale della Corte di Cassazione” alla possibilità di concedere a Totò Riina “il diritto di morire con dignità”.
Tralasciamo la cronaca. Ne sono pieni i giornali e dall’altro ieri la notizia continua ad avere risalto tra i titoli principali dei Tg.
Vale soltanto ricordare che l’istanza di scarcerazione per gravissimi motivi di salute presentata dai difensori del capo di Cosa Nostra fu rigettata dal Tribunale di sorveglianza di Bologna, nel maggio del 2016. I giudici ritennero, infatti, che “...lo stato di detenzione nulla aggiunge alle sofferenze della patologia, essendo il rischio dell’esisto infausto pari e comune a quello di ogni cittadino, anche in stato di libertà”. Insomma, secondo i giudici, e come confermato e documentato anche dalla presidente della Commissione Bicamerale Antimafia, Rosi Bindi, Totò Riina può disporre in prigione di tutte le cure necessarie.
Ma la Cassazione non ci sta. Sostiene che le motivazioni addotte dal Tribunale di sorveglianza si rivelano “apodittiche, illogiche e contradditorie”. E che, pertanto, bisogna accertare con maggiore rigore se “lo stato di detenzione carceraria comporti una sofferenza e un’afflizione di tali intensità da eccedere il livello che, inevitabilmente, deriva dalla legittima esecuzione della pena”.

Ecco, indigna a prescindere il pronunciamento della Corte. A prescindere dalla Carta europea dei diritti dell’uomo. E a prescindere dalle dotte disquisizioni giuridiche addotte. Indigna perché ci sono verità dalle quali, invece, nemmeno il “Diritto” può prescindere. E nel caso in ispecie, la verità è che ci troviamo di fronte ad uno dei più spietati e sanguinari capi mafiosi. Le tante “verità” processuali che hanno interessato Riina, le stesse che i giudici di terzo grado, non il “popolo emotivo”, lo hanno fatto condannare a ben 17 ergastoli, restituiscono il profilo, non di un essere umano, ma di un mostro feroce responsabile di decine di delitti e di stragi consumati o ordinati con una bestialità inenarrabile e che hanno tolto la vita a tanti servitori dello Stato, dal Generale Dalla Chiesa a Falcone e Borsellino, da Beppe Montana a Ninni Cassarà, e Scopelliti, Boris Giuliano, Piersanti Mattarella, Cesare Terranova, Ciaccio Montalto, Rocco Chinnici, e tanti carabinieri e poliziotti, per non parlare di bambini e gente comune innocenti.

Anche in carcere si può morire con dignità. Una parola grossa la “dignità” che giustamente evocano i giudici della prima sezione penale della Corte di Cassazione. Ma è la stessa “dignità”, non dovrebbero dimenticarlo i giudici, che il mostro Riina non ha concesso a nessuna delle vittime della sua inumana essenza.