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Buongiorno

25.05.2017 - Buongiorno Irpinia

Nino Schena, la mente e il cuore della Buona Sanità

Buongiorno, Irpinia. Il mio amico d’infanzia e di sempre, Nino Schena, ieri ha compiuto 70 anni. Si fosse trattato soltanto di questo, gli avrei fatto gli auguri in privato, come usa tra amici e conoscenti. Ma c’è altro che m’induce a scriverne pubblicamente. Ieri è stato anche l’ultimo giorno di lavoro del dottor Nino Schena, biologo analista da una vita prima presso l’ospedale di Bisaccia, poi al “Criscuoli” di Sant’Angelo dei Lombardi.
Collocamento in quiescenza per raggiunti limiti di età. Che brutta espressione! E quanto è triste! Potevano definirlo, il pensionamento, in modo diverso. Ad esempio: “meritato riposo dopo 40 anni di servizio prestato con abnegazione”. Ma a qualcuno, giustamente, devono essere venuti almeno due dubbi. Il primo: chi ci dice che il servizio è stato prestato con abnegazione? Il secondo, molto più insinuante: chi dice che il servizio è stato effettivamente prestato?
Bisogna convenire che si tratta di interrogativi legittimi. La letteratura sanitaria, al pari degli altri comparti della pubblica amministrazione, abbonda di esempi di disservizi – altro che servizio prestato con abnegazione – causati dalla irresponsabilità d’una particolare categoria di dipendenti pubblici ribattezzati “furbetti del cartellino”. Ai quali si aggiungono, non proprio di rado, i nullafacenti propriamente detti, ossia quelli che il cartellino lo timbrano e in ufficio veramente ci stanno, ma a fare altro rispetto a ciò che dovrebbero fare e per cui vengono pagati. Ne sono piene le cronache ad ogni latitudine del Paese: non è un problema dell’etnia meridionale, come qualche improvvido leghista pure vorrebbe far credere.
Eccolo qui, dunque, il motivo vero per il quale scrivo pubblicamente del mio amico d’infanzia e di sempre Nino Schena. Per 40 anni e più, egli è stato non soltanto un dipendente pubblico di altissimo spessore professionale, quant’anche e soprattutto – senza alcuna indulgenza alla retorica – un dirigente che ha interpretato e abbracciato il suo lavoro come una missione. Ne sono testimoni i suoi superiori, i suoi colleghi, le migliaia di persone d’ogni età e d’ogni ceto che lo hanno incrociato in questi quattro decenni di servizio, in questo caso certamente sì, prestato con abnegazione.
Di più: il dottor Nino Schena si è distinto per la sua fede, mai vacillante, nella concezione altamente etica della professione; per la sua onestà intellettuale; per la sua specchiata moralità; per il suo profilo umano paradigmatico di una cristianità mai predicata ma quotidianamente e in concreto vissuta.
Alla fine della carriera professionale, di qualsiasi professione o mestiere, ciascuno di noi lascia sul luogo di lavoro il segno di ciò che è stato. Pochi come me conoscono Nino Schena nel profondo del cuore e della mente, nel senso delle parole che dice e perfino nei suoi lunghi silenzi. Perciò sono certo di interpretare correttamente il segno ch’egli ha lasciato scolpito nel Laboratorio di analisi dell’ospedale “Criscuoli” di Sant’Angelo dei Lombardi e nella memoria dei suoi colleghi: il segno della certezza di esserci, sempre e comunque, con il suo notevole spessore professionale, con la sua infinita disponibilità, con la sua profondissima coscienza del dovere, con la sua eccezionale carica umana, con la sua straordinaria simpatia.
Onori ad un “servitore” esemplare della pubblica amministrazione.