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Buongiorno

30.05.2017 - Buongiorno Irpinia

Noi barbari che maltrattiamo gli animali

Un plauso ai carabinieri di Montoro. Domenica, come si è letto sul Mattino di ieri, hanno rinvenuto e salvato cinque cagnolini da poco nati. Erano stati abbandonati dentro una scatola sul ciglio della strada, nel tratto che dalla frazione di Torchiati conduce a Banzano.
Giovanni XXIII, il Papa “buono”, invitava i giornalisti a fare in modo che anche il “bene” facesse notizia. Senza indulgere alla retorica, è “bene” degno di cronaca anche l’attenzione verso gli animali.
Certo, non possiamo sorprenderci che vengano abbandonati dei cuccioli di cane, dopo che la varia umanità che popola il mondo ci ha restituito immagini inenarrabili di bambini neonati lasciati nei posti più impensabili, perfino nella spazzatura. Dietro a queste storie umane ci sono assai spesso disperazione e follia, non di rado ignoranza e pessima interpretazione del senso di morale comune. Gesti che non si possono in nessun modo giustificare ma certamente comprendere.
L’abbandono degli animali è altro. E’ inciviltà. Nessun dramma può esserci alla base di un gesto del genere. Qui c’è soltanto la cinica irresponsabilità di togliersi una noia. Un po’ come lasciare il sacchetto dell’immondizia dove capita. Giusto, appunto, per evitarsi il disturbo di tenerselo in casa – o davanti casa – fino a quando passano gli operatori ecologici.
Al pari dell’abbandono c’è soltanto il maltrattamento degli animali. Accade in tutte le comunità, anche in quelle definite civili. Un po’ per l’indole barbara di certa umanità, un po’ per l’indifferenza delle amministrazioni comunali, un bel po’ per lo scarso rigore delle Asl nella imposizione delle norme di settore e nel servizio di controlli.
Persiste, comunque, una responsabilità collettiva, che è di carattere squisitamente culturale, ovvero della cultura molto insufficientemente diffusa del rispetto per gli animali. Sappiamo dei maltrattamenti, ma non denunciamo. Perché mai farci nemico il vicino di casa o il barbaro del nostro quartiere? Per difendere il “diritto” alla vita e al rispetto di un animale? Non c’è soltanto inciviltà negli interrogativi retorici che ci poniamo. C’è anche, soprattutto, disumanità.
Mi sono convinto, attraverso l’esperienza del mestiere di cronista oltre che strettamente personale, che non saremo mai abbastanza pronti per rispettare davvero i nostri simili e noi stessi se prima non avremo imparato a rispettare gli animali.
Sarà pure un pensiero “banale”, ma io ci credo. E lo metto quotidianamente in pratica.