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Buongiorno

28.12.2018 - Buongiorno Irpinia

Noi irpini indifferenti al dramma della povertà (e non solo)

Ieri Antonello Plati ha scritto per il Mattino un ottimo resoconto sulla straordinaria attività a sostegno dei poveri svolta dalla Caritas Diocesana di Avellino sotto la direzione sapiente e appassionata di Carlo Mele. Ve ne consiglio la lettura: nei numeri e nella cronaca vi troverete uno spaccato di umanità che sintetizza mirabilmente l’impegno dei volontari in questa nobile missione.

Qui vorrei rilevare in poche righe la portata del dramma povertà nella provincia irpina, prendendo in prestito solo un passaggio del commento del direttore Mele. Eccolo: “Il volontariato non basta: per far fronte all’emergenza vissuta anche nel 2018 c’è bisogno di un intervento concreto delle istituzioni”.

Non è la prima volta che la Caritas si vede costretta a battere sullo stesso tasto. L’anno che sta per chiudersi ha visto servire 20mila pasti alla Mensa dei Poveri: tutte persone residenti o domiciliate ad Avellino, quasi tutti cittadini italiani. Non fosse per le generosissime offerte di un contenuto numero di privati il servizio non sarebbe possibile, non in questa misura. La latitanza delle istituzioni non è una lamentela, è un dato di fatto. Ed è un fatto che non smuove le coscienze nemmeno dopo i tanti, fin troppi appelli lanciati dalla Caritas.

Si dice che i governanti sono in qualche misura lo specchio dei governati, della loro sensibilità sociale. Non è un’accusa, nessuno di noi – a cominciare dal sottoscritto – è nella condizione di poter scagliare la prima pietra. Epperò ci sono segnali chiarissimi della nostra indifferenza (o superficialità collettiva) rispetto al problema della povertà come della Ricerca, ad esempio, sulle malattie genetiche. Prendete il caso Telethon edizione 2018: noi della provincia irpina abbiamo donato complessivamente 6.746 euro. Siamo 425.325 abitanti, censimento 2016. Ce la siamo cavata con un centesimo e mezzo a testa: forse uno sforzo in più si poteva fare.

Certo, nessuno è obbligato, e ci sono tanti modi per testimoniare solidarietà. Ma in queste cifre non si può non leggere un tantino di egoismo (o indifferenza, o superficialità) individuale e collettiva. In questo senso siamo l’immagine speculare dei nostri governanti. Se non cambiamo noi, non possiamo pretendere (e sperare) che cambino loro.