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Buongiorno

14.08.2017 - Buongiorno Irpinia

Noi irpini, un po’ razzisti senza motivo

Buongiorno, Irpinia.
Diciamoci la verità senza ipocrisie: stiamo gestendo con i piedi la vicenda dei migranti nella nostra provincia. Troppe improvvisazioni istituzionali, troppe paure della nostra comunità irpina non ancora esorcizzate.

Agli episodi restituiti dalla cronaca, in particolare nel corso degli ultimi due anni, se n’è aggiunto un altro che sicuramente rientra nella casistica di comportamenti da correggere.
É accaduto a Torrette di Mercogliano. I condomini di un palazzo hanno allertato i Carabinieri perché un gruppo di migranti si erano introdotti nel garage "armati" di scope, palette e stracci. Nessuna intenzione bellicosa. Soltanto la volontà di ripulire i locali, così come concordato con la proprietaria. Per la cronaca, quei giovani migranti partecipano da tempo alle attività formative dell’Associazione di volontariato "Comunità Accogliente". Una bella testimonianza di impegno civile, insomma, che supplisce anche alle oggettive difficoltà di dar vita ad una concreta pedagogia dell’integrazione da parte delle istituzioni locali.
Ma il problema di quei giovani migranti era, ed è, il colore della pelle. I condomini dell’immobile di via Nazionale a Torrette hanno pensato, certamente in buona fede, che fossero dei malintenzionati. Da qui l’allarme ai Carabinieri. I quali sono intervenuti, constatato, spiegato e opportunamente ringraziato i migranti.

Certo, non si possono sottacere episodi molto gravi che pure sono stati registrati negli ultimi tempi. Uno per tutti: l’aggressione in piazza Kennedy ad una giovane coppia irpina, con lei addirittura visibilmente incinta, da parte di tre energumeni nigeriani palestrati. Gentaglia di questa risma va rimpatriata con obbligo di non ritorno. Ma è l’eccezione alla regola, checché ne dicano Salvini e i razzisti per interesse politico o "per moda" più che per convinzione. I balordi non si classificano in base al colore della pelle: sono balordi e basta. E in proporzione agli abitanti di colore della terra, c’è da scommettere che i bianchi lo siano in stragrande maggioranza sia dei neri e perfino dei gialli.

Il problema è che non riusciamo ancora ad essere mentalmente una società multirazziale. Quando ci capita di andare a New York o a Londra o a Parigi o ad Amsterdam, diventiamo un tutt’uno con i neri e con i gialli, dispendiamo sorrisi strette di mano e abbracci, consumiamo insieme cibo e bevande, e parliamo del più e del meno come se fossimo stati compagni di scuola. Rientriamo nelle nostre città e nelle nostre contrade e riscopriamo i mostri della diversità, senza mai farci venire il dubbio che nella diversità i mostri potremmo essere noi.
Ma tant’è: prima o poi cresceremo.