menu

Buongiorno

31.12.2018 - Buongiorno Italia

Non c’entra Robin Hood: il Reddito di Cittadinanza è un atto di civiltà

Avremo certamente modo di approfondire, già nei prossimi giorni tra questo Blog e Orticalab, i fatti e gli atti del governo giallo-verde che vanno in direzione opposta agli interessi del Mezzogiorno d’Italia, e che rischiano di minare alle fondamenta la credibilità del Movimento 5 Stelle presso l’elettorato del Sud, ovvero in quella parte del Paese che il 4 marzo ha accordato ai grillini più consensi e fiducia di quanti ne abbia ottenuti l’ex Democrazia Cristiana dei tempi d’oro.

Oggi, alla fine di un anno nel corso del quale la politica italiana è stata terremotata nella sua storia e nella sua stessa essenza strutturale, vogliamo dire in rapidissima sintesi la nostra opinione sull’argomento che più degli altri ha fatto entrare i Cinque Stelle nel mirino del fuoco di fila dei partiti di opposizione, segnatamente Pd e Forza Italia, di Confindustria e perfino di ampi settori del partner di governo, ossia la Lega. L’argomento, chiaramente, è il reddito di cittadinanza.

Per questo provvedimento, la cui promessa fu tra i principali cavalli di battaglia della campagna elettorale grillina, i 5 Stelle sono stati trattati – anche da larghi settori della stampa – alla stregua di irresponsabili avventurieri che hanno sottratto ingenti risorse pubbliche a interventi utili per creare ricchezza.

La nostra idea è che, invece, i 5 Stelle hanno fatto benissimo a difendere con i denti il reddito di cittadinanza. E ciò anche mettendo in conto tutti i rischi di una operazione difficile da gestire, sia sotto il profilo della trasparenza che dell’obiettivo di inserire i beneficiari nel mondo del lavoro.

Al netto della finalità testé sottolineata, infatti, il provvedimento realizza una diversa, e peraltro assai parziale e provvisoria, redistribuzione della ricchezza pubblica. Per decenni, sotto diverse forme e a vario titolo, altri soggetti – gli imprenditori ad esempio – hanno potuto godere di ingenti risorse statali elargite a titolo di contributi a fondo perduto. Anche in quei casi l’obiettivo alto e nobile era (tuttora è) favorire l’inserimento nel mondo del lavoro, allargare il più possibile la base occupazionale. Si può dire che non sia stato (tuttora non sia) un rischio di “non ritorno” alla pubblica utilità “regalare” tanti soldi alle imprese?

Tutto va rigorosamente disciplinato e controllato. Non c’entra Robin Hood: ma togliere un po’ a chi più ha per darlo a chi non ha niente, è una operazione di civiltà prima ancora che di solidarietà sociale.