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Buongiorno

03.09.2017 - Buongiorno Irpinia

Nuovo e vecchio “Moscati”: un caso di psichiatria politico-amministrativa

Buongiorno, Irpinia.
Al di là dell’uso che se ne vorrà fare, e la mia opinione è che lì ci vada benissimo il Tribunale, la cosa incomprensibile, per certi versi addirittura scandalosa, è che si continui a perder tempo sulla vicenda dell’ex struttura dell’ospedale “Moscati” di Viale Italia.

Quell’immobile, come si sa, è di proprietà dell’Azienda Ospedaliera, ovvero della Regione. Sono anni che è stato dismesso. E in tutti questi anni ha rappresentato, e continua oggi a rappresentare, la seconda vergogna cittadina dopo il Mercatone. Con una differenza di non poco conto. Mentre il fallimento del Mercatone è stato causato da scelte sbagliate, l’abbandono della struttura di Viale Italia è stato una conseguenza del trasferimento del “Moscati” nella modernissima Città Ospedaliera. La cui realizzazione – va ricordato – è stata possibile proprio grazie alla preesistenza dell’edificio del centro città. Dopo il terremoto dell’80, infatti, perizie molto “generose” sulla staticità antisismica di quella struttura consentirono il primo finanziamento della grande opera oggi fiore all’occhiello della provincia irpina.

Ottima scelta. Quando le forzature vengono fatte a fin di bene, siano esse sempre benedette. Viva l’ex Dc, viva Nicola Mancino, viva De Mita, che in questa storia non ha avuto un ruolo marginale. Vivano – si fa per dire – un po’ meno, quelli del Comune di Avellino, Ufficio Tecnico all’epoca dei fatti, che sui “contorni e dintorni” della Città Ospedaliera hanno fatto abbondantemente – scusate il francesismo – i “cazzacci” loro.

Ciò premesso, veniamo al dunque. L’aspetto scandaloso di questa vicenda è che la Città Ospedaliera non sorge su un’area di proprietà dell’Azienda “Moscati”, ovvero della Regione, ma su suoli infrastrutturati – circa 150mila metri quadrati, una montagna di soldi – del Comune di Avellino. Da quando il Moscati di è trasferito da Viale Italia a Contrada Amoretta, e sono circa dieci anni, l’Azienda Ospedaliera, ovvero la Regione, non ha mai sborsato un euro di fitto per quei suoli né, chiaramente, li ha mai acquistati. C’è di più. Il Comune non ci ha guadagnato un euro bucato, ma in compenso ci ha guadagnato chi ha avuto il privilegio di utilizzare tutta la superficie di servizio agli edifici ospedalieri gestendo i parcheggi, naturalmente senza pagare un centesimo di fitto, né al Comune né all’Azienda Ospedaliera. Per la cronaca, prima ne hanno goduto le cooperative avellinesi, che almeno erano avellinesi e davano lavoro agli avellinesi. Poi, per scelta unilaterale della direzione generale del Moscati e silenzio assenso del Comune, o di qualche ex assessore del Comune, ne ha goduto a piene mani la società che vinse la gara di project financing del parcheggio coperto ed altri servizi annessi (lavori avviati e fatti accelerare dall’attuale direttore generale del Moscati e finalmente in via di completamento). Morale della favola: i privati hanno intascato soldi a palate con i suoli di proprietà del Comune, l’Azienda Ospedaliera (e in parte l’Asl) ha consentito che ciò avvenisse, il Comune di Avellino è stato a guardare come se quei suoli non fossero un bene proprio, ovvero dei cittadini di Avellino.

Con tutto questo po’ – po’ di roba che c’è dietro, oggi si continua a tergiversare sul da farsi. Bisogna dire che già tre anni fa, l’allora assessore Giuseppe Ruberto – su denuncia giornalistica, scusate l’immodesta digressione personale, del sottoscritto – predispose tutti gli atti per chiudere il contenzioso virtualmente pendente con una proposta di scambio alla pari di questo tipo: il Comune di Avellino cede i suoli della Città Ospedaliera all’Azienda Moscati, la quale cede al Comune di Avellino la proprietà della struttura di Viale Italia. Dimessosi Ruberto, le carte sono state seppellite in qualche cassetto di Piazza del Popolo.

Va aggiunto, e siamo alla conclusione, che – subito dopo essersi insediato, praticamente un anno fa – l’attuale direttore generale dell’Azienda Moscati, Angelo Percopo, affrontò di petto il problema, trovando la piena disponibilità dei sindaco Paolo Foti. Ebbene, cosa ci tocca ancora leggere, oggi? Nondimeno che si sta ancora a discutere del se e del quando l’operazione, dovuta, si fa?
Per favore: cacciate gli eventuali scheletri dall’armadio. E se non ce ne sono, chiamate la Neuro!