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Buongiorno

23.04.2018 - Buongiorno Irpinia

Onorevoli irpini di ieri e di oggi

Buongiorno, Irpinia.
Lo scorso 10 aprile, alla Festa della Polizia di Stato ad Avellino, la rappresentanza delle autorità politiche, a parte il sindaco di Avellino e il presidente della Provincia, era costituita da ben cinque parlamentari del Movimento Cinque Stelle eletti il 4 marzo: Carlo Sibilia, Michele Gubitosa, Maria Pallini, Ugo Grassi e Generoso Maraia.

Gli unici due superstiti della precedente squadra irpino-sannita, ossia Cosimo Sibilia e Umberto Del Basso de Caro, erano assenti per impegni istituzionali. La qual cosa dava ancora maggiore evidenza all’istantanea dei volti nuovi (fatta eccezione di Carlo Sibilia) che rappresentano la provincia di Avellino in Parlamento.

La Fiera di Venticano, altro appuntamento irpino tradizionale, è stata inaugurata l’altro ieri dalla senatrice Sandra Lonardo Mastella e dalla deputata grillina Maria Pallini. Nei cinque anni precedenti, l’evento aveva visto la partecipazione dei deputati Luigi Famiglietti, Valentina Paris, Giuseppe De Mita, Angelo Antonio D’Agostino, Gianluca Giordano. Anche questa istantanea è scomparsa.

Altri eventi seguiranno. E la presenza dei succitati volti nuovi sempre di più si sovrapporrà alle istantanee del passato. Ci vorrà ancora tempo, pochi mesi, e l’Irpinia politica si identificherà plasticamente con questi nomi, con queste facce. Per quanto tempo? Ogni previsione sarebbe azzardata.

Intanto va constatato che è impressionante la velocità di avvicendamento dei parlamentari irpini nelle ultime due legislature in modo particolare. C’entra, certamente, anche la legge elettorale. Ma non si può sottacere l’elemento predominante, che è la qualità dei deputati e senatori della nostra storia politica.

De Mita, Mancino, Bianco, Gargani, Zecchino, De Vito, Rotondi, Cosimo Sibilia De Vitto, Acone, Iannarone, D’Ambrosio hanno lasciato l’impronta, anche a prescindere dal numero dei loro mandati parlamentari, nazionali o europei. Non tutti con il prestigio delle cariche ricoperte. Ma sono tutti riconoscibili anche da parte di chi si interessa alla politica – si fa per dire – soltanto il giorno delle elezioni.

È un segnale negativo e positivo insieme. Negativo perché la qualità evidentemente scende. Positivo perché il professionismo politico ha insito il rischio dell’abuso, dell’arroganza, del clientelismo, dell’assuefazione al Palazzo che molto spesso si traduce in disattenzione verso la piazza, perdita di sintonia con la realtà.