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Buongiorno

28.01.2018 - Buongiorno Irpinia

Partiti politici e candidati: se la democrazia è un concetto “relativo”

Buongiorno, Irpinia.
Al di là dei nomi e dei cognomi, e dei figli o dei nipoti o delle mogli “di”, che ci ritroveremo candidati alle elezioni del 4 marzo, ciò che è accaduto nel Partito Democratico per la formazione delle liste ha dell’incredibile.

Oltretutto, se perfino e innanzitutto Matteo Renzi ha parlato di una esperienza “devastante”, delle due l’una: o il segretario nazionale – cioè lui, Renzi – non è stato in grado di disciplinare la selezione secondo criteri oggettivi e trasparenti; oppure, sempre lui, il leader, ha scientificamente pensato di fare le cose proprio come sono state fatte.

Ovvero ha pensato di farle da “dittatore democratico”, definizione solo in apparenza contraddittoria: perché l’abilità di un politico di razza consiste anche nel decidere da solo facendo però credere che a decidere sia stata la maggioranza che lo sostiene. Tanto più se la maggioranza è costituita dai membri della direzione che ancora egli, da “dittatore democratico”, aveva provveduto a scegliersi.

Non sorprende, dunque, che Renzi abbia selezionato i candidati con metodi dittatoriali e solo apparentemente democratici. Non è qui che c’è dell’incredibile.

Il problema è che le liste votate dalla direzione del Pd a notte fonda siano state successivamente modificate ancora secondo i suddetti criteri dettati dal Capo. Per cui, di fatto, stessa direzione del partito è stata sostanzialmente smentita.

Si potrebbe dire che Forza Italia fa anche di peggio e che la Lega non è da meno. E che i Cinque Stelle addirittura son capaci di modificare – diciamo così – il Dna del voto on line, come le cronache raccontano abbiano fatto Casaleggio e Di Maio “riscrivendo” i risultati delle Parlamentarie. Ma, vivaddio, almeno questi partiti non hanno nei loro nomi l’aggettivo “democratico”.