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Buongiorno

05.02.2017 - Buongiorno Irpinia

Per favore, niente più galli sulla monnezza

Buongiorno Irpinia. Salvo improbabili colpi di scena, domani sarà formalizzata l’elezione del primo Consiglio dell’Ente d’Ambito Rifiuti. Quote di rappresentanza e nomi sono stati già decisi dai partiti politici, che hanno convenuto sul patto istituzionale presentando una lista unica. Non resta che la formalizzazione del consenso da parte dell’assemblea dei sindaci. In teoria la seduta potrebbe andare deserta. Ipotesi pressoché irreale. Serve il cinquanta per cento degli aventi diritto al voto: anche se l’accordo è stato raggiunto tra non poche polemiche e qualche strappo all’interno del Pd, sarebbe un azzardo imperdonabile, da parte di chicchessia, cedere alla tentazione di mandare tutto all’aria.
Attenzione a sottovalutare l’importanza strategica del nuovo organismo voluto dalla legge regionale sul ciclo integrato dei rifiuti approvata nel maggio scorso. E diciamolo subito: al di là delle tirate demagogiche che pure ne hanno caratterizzato l’approvazione, la Regione Campania ha varato un’ottima legge, grazie soprattutto all’impegno propositivo del vicegovernatore Fulvio Bonavitacola. Adesso spetta ai diversi attori protagonisti applicarla con correttezza: se ciò avverrà, i cittadini utenti potranno godere di un servizio efficace al miglior costo, nel contempo potranno essere finalmente esorcizzate le paure – alcune delle quali senza fondamento – generate dai rischi connessi allo smaltimento e alla trasformazione dei rifiuti.
Tra i protagonisti principali ci sono le amministrazioni comunali. Uno degli aspetti più significativi della legge, infatti, è la restituzione del potere decisionale ai sindaci. In buona sostanza, ha trovato concretezza il senso delle tante battaglie contro gli effetti devastanti, sul piano economico e su quello dell’efficienza del servizio, provocati dalle gestioni commissariali e soltanto in parte attenuati, più tardi, dalla delega alle Province.
Gli amministratori locali hanno ottenuto ciò che chiedevano, ed giusto così. La strada da percorrere, però, non è affatto in discesa. La responsabilità diretta comporta il coraggio delle scelte. E su quelle scelte i sindaci saranno chiamati a rispondere davanti ai cittadini. Perché, non lo dimentichiamo, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti sono un servizio che i cittadini pagano: nessun sindaco può sottrarsi all’obbligo di dar conto del beneficio reale derivante da un determinato costo. Ancora oggi, se il servizio funziona male, gli amministratori locali possono scaricare le responsabilità sulla Provincia, che a sua volta rinvia alla società di gestione, che allo stato attuale è a capitale interamente pubblico. I sindaci saranno chiamati, per cominciare, proprio a decidere sul modello di gestione: pubblica, privata, mista pubblico-privata. E sarà questo il passaggio cruciale.
Ecco perché ha valenza strategica il buon funzionamento del Consiglio dell’Ente d’Ambito, ch’è un po’ come un Consiglio di Amministrazione delle società di capitali. Le polemiche e gli strappi che hanno fatto da cornice al varo dell’intesa istituzionale che sarà ratificata domani non è di buon auspicio per ciò che si dovrà decidere di fare in tempi brucianti. Se prevarrà la logica delle furbizie e della sopraffazione politica di una fazione rispetto all’altra, l’ottima legge varata dalla Regione rimarrà tale soltanto sulla carta. E a farne le spese, in termini di soldi veri, saranno ancora una volta i cittadini. La bolletta rifiuti, infatti, è composta di tante voci: eliminare la voce “politica”, intesa nella sua accezione negativa, serve non soltanto a risparmiare ma anche ad elevare il grado di efficacia ed efficienza del servizio.
Dobbiamo augurarci che nell’assemblea istituzionale di domani si discuta da subito su come s’intenda affrontare la grande sfida gestionale del ciclo integrato dei rifiuti. Chi ambisce alla carica di presidente del Consiglio dell’Ente d’Ambito dovrebbe poter offrire materia pubblica per dimostrare d’essere all’altezza del compito. Al di fuori di questa schema, sarebbe più che legittimo sospettare che siamo di fronte al solito, stantio rituale dei pupi manovrati dai pupari. Non ne ha bisogno l’Irpinia, non ne ha bisogno la politica.