menu

Buongiorno

05.11.2017 - Buongiorno Campania

Per il ministro dell’Istruzione i bambini della Campania sono tutti "figli di puttana"

Buongiorno, Campania.
I bambini da 0 a 6 anni della Campania sono figli di un dio minore. Detto in maniera greve, anzi decisamente e volontariamente volgare, ma che rende l’idea, in senso discriminante e non già moraleggiante, i bambini della Campania da 0 a 6 anni sono tutti figli di puttana.

Non lo dico io. Lo sottintende – attraverso un provvedimento amministrativo, dunque con tanto di fatti – il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli. La quale, nella ripartizione di 209 milioni di euro destinati al potenziamento dei servizi per l’infanzia – dagli asili nido alle materne – ha assegnato il 74 per cento delle risorse al Centronord e il 26 per cento al Sud. Considerato che i bambini di quella fascia d’età residenti nella prima area sono il 66 per cento, a fronte del 34 per cento dei residenti nel Mezzogiorno, i conti non tornano e fanno concludere che l’Italia Centrosettentrionale ha ottenuto circa il 10 per cento in più rispetto all’Italia Meridionale.

La regione del Sud più penalizzata risulta proprio la Campania, come ha dimostrato una rigorosa elaborazione dei dati ministeriali fatta e pubblicata ieri dal quotidiano "Il Mattino".

La discriminazione, decisamente abusiva, operata dal ministro dell’Istruzione si rileva con incontestabile immediatezza dal raffronto delle quote pro capite assegnate alle regioni. Esemplificando a volo d’aquila: 103 euro per ogni bambino residente in Val d’Aosta, 90 in Umbria e in Emilia Romagna, 79 in Toscana, 76 in Lombardia e in Piemonte, 71 nelle Marche, 61 in Abruzzo, 58 in Puglia, 51 in Basilicata, 50 in Sicilia, e – ultima nella graduatoria decrescente – la Campania con 43 euro per bambino.

Una considerazione per tutte, anch’essa suggerita da Marco Esposito nelle pagine di Economia de "Il Mattino": il ministro dell’Istruzione ha assegnato le maggiori risorse alle regioni che hanno già cospicue entrate fiscali proprie, disattendendo clamorosamente lo spirito della norma, inteso in ogni evidenza a sostenere i territori nei quali – anche portando al massimo le aliquote – il gettito fiscale non sarebbe sufficiente a pagare i servizi per l’infanzia. E va da sé che meno servizi per l’infanzia significa, tra l’altro, meno propensione delle coppie ad avere figli: giusto per ricordare la gravissima crisi di natalità che sempre più sta facendo "invecchiare" le regioni meridionali.

In tutto ciò, si registrano, infine, due paradossi. Il primo è che il ministro Fedeli – evidentemente in vena di sfottò, se non si vuole concludere che non sa quel che dice – afferma che la sua ripartizione delle risorse garantisce "...alle bambine e ai bambini italiani pari opportunità di educazione, istruzione, cura, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche e culturali". E guai – mi permetto di aggiungere – a chi continua a dire che con l’ex ministro Giannini era stato toccato il fondo.

Il secondo paradosso è che, contemporaneamente al "furto Fedeli" già bell’e consumato, dal governo si fa sapere che al Sud arriveranno più fondi della riserva di investimenti, come ribadito ancora nei giorni scorsi dal ministro per il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti. Insomma, mentre per il Centronord i verbi governativi vengono puntualmente coniugati al presente, per il Sud continua la coniugazione al futuro. Dopo di che, in dialetto lombardo-veneto o tosco-emiliano, ci sentiremo anche cantare: "Chi ha avut’ h’avut’ h’ avut’, chi ha dat’ ha dat’ ha dat’, scurdammece ’o passato…".