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Buongiorno

18.09.2019 - Buongiorno Italia

Piaccia o no, Renzi ha giocato da Maradona

Premessa. Non comprerei, non un’auto, ma nemmeno un motorino usato da Matteo Renzi. Dopo tutte le giravolte e tutti i disastri di cui si è reso protagonista, di lui mi son fatto l’idea d’una persona inaffidabile. E tanto mi basta, quando sarà il momento di recarci alle urne, per scegliere di non votare né per lui né per chi lo rappresenta. Epperó altro è l’opinione personale sull’uomo, altro è ciò che l’uomo - nel caso in ispecie Renzi - può riuscire a raccogliere in termini di consensi nel fluidissimo panorama dell’Italia di oggi.

Ho scritto ieri, e ripeto oggi, che negli ultimi anni, da quando si è imposto sulla scena fino alle dimissioni da Presidente del Consiglio, Matteo Renzi ha fornito di sé due versioni di Genio politico: il Genio del Male e il Genio del Bene. Allo stato dei fatti, le sue due genialità hanno prodotto un pareggio. Ma oggi, con l’abbandono del Pd e la creazione di "Italia Viva", Renzi ha rimesso la palla al centro ed ha avviato una nuova partita.

Ripeto: a me fa venire l’orticaria, proprio perché gli avevo creduto e lo avevo votato. E giacché mi guardo bene dal commettere lo stesso errore due volte, starò bene attento a non cedere al canto delle sirene, specialità in cui l’ex segretario del Pd è maestro superlativo.

Ma si può negare che Renzi abbia avviato la nuova partita con una giocata da Diego Armando Maradona? Esce dal Pd ma non dalla maggioranza che regge il governo Conte. Si porta con sé (per ora) quaranta parlamentari fedelissimi, numero più che sufficiente per decidere la vita o la morte del Conte.2, ed altri - non si sa esattamente quanti - ne lascia nel Pd per vigilare ed agire sia al Nazareno che a Montecitorio e a Palazzo Madama. Battezza il suo nuovo soggetto politico "Italia viva", un dribbling lessicale - da Maradona, appunto - per suggerire l’immagine di un Pd ormai morto e in attesa di sepoltura. Soprattutto - altro che tattica! - si pone subito come il vero anti-Salvini e anti-destre del futuro prossimo e remoto. Fa ciò che serve, insomma, per imporsi nell’immaginario collettivo come l’unico leader davvero in grado di contrastare l’altro Matteo anche sul piano della comunicazione e del populismo che attrae e piace. In ciò favorito, del resto, dalle figure assolutamente prive di carisma, ombre che camminano, d’uno Zingaretti, d’un Di Maio e soprattutto d’un "Giuseppi" Conte: patetica metafora, quest’ultimo, dell’improvvisazione politica elevata a suggestione di leadership.

Staremo a vedere come evolveranno le cose. Di certo, da ieri, la vera partita in onda non è tra 5Stelle e Pd da una parte e Lega e compagni di destra dall’altra, ma tra Matteo Salvini e Matteo Renzi. Piaccia o no, e blasfemia a parte, la sintesi dell’attualità politica è tutta leggibile nell’iconografia delle "due facce" di San Matteo (nel caso Salvini-Renzi, naturalmente, c’è pochissimo di santità e tantissima "diavoleria".