menu

Buongiorno

11.08.2017 - Buongiorno Campania

Piero De Luca è figlio “di”. Ma perché non dovrebbe far politica?

Buongiorno, Campania. Piero De Luca, primogenito del più noto Governatore Vincenzo, entra nella segreteria regionale del Partito Democratico campano e i soliti rivoluzionari politici del niente gridano allo scandalo: il figlio di, il nipote di, la moglie di.

Non se ne può più di questo qualunquismo demagogico strapaesano. Fosse entrato nell’amministrazione regionale senza concorso, avrebbero fatto bene ad arrestare padre e figlio e a buttare la chiave. Avesse avuto un incarico retribuito dalla Regione, avremmo fatto bene tutti a portarci sotto Palazzo Santa Lucia per salutare il Governatore con fischi e pernacchi.
Qui si tratta, invece, di una nomina (gratuita) nell’organismo di un partito nel quale milita da diversi anni con profitto. Non si capisce perché il figlio di un politico non dovrebbe far politica. Si trattasse di uno scemo, ancora ancora. Ma anche in quel caso sarebbero cavoli del Pd: è molto improbabile che un partito di scemi raccolga voti.

Nel caso specifico, si parla di un giovane che a giudizio di chi lo conosce bene ha numeri da vendere. Io non lo conosco. Ma ho motivo di fidarmi, ad esempio, di quanto ha scritto in una lettera al Corriere del Mezzogiorno Claudio Velardi, intellettuale e manager di grande intelligenza, uomo di sinistra, per di più uno che non le manda a dire: “Un professionista di assoluto livello, non solo competente, ma mite, misurato, composto”. Caratteristiche, aggiunge Velardi con bonaria ironia, “che non sono proprio paterne”.

Nella brevissima nota inviata al quotidiano, si fa anche cenno ad un altro figlio di politico napoletano noto: Leonardo Impegno. Di questi come del figlio del Governatore, riferendosi alle Dinasty politiche campane, Velardi argutamente chiosa: “Almeno nei casi di mia conoscenza, gli eredi possono addirittura rappresentare una evoluzione della specie”.

C’è da sperarlo. Si ha un gran bisogno di politici all’altezza del compito. Provate ad immaginare, per stare alle garantite conoscenze di Velardi, ad esempio, se Piero De Luca, che non ha il caratteraccio del padre, effettivamente avesse del padre, invece, le capacità politiche già abbondantemente vagliate dall’elettorato.
Ci sarà tempo e modo per verificare. Intanto gli sia riconosciuto, senza polemiche speciose, il diritto di far politica e di misurarsi con l’unico giudizio che conta: quello degli elettori.