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Buongiorno

18.08.2017 - Buongiorno Campania

Pil, “quel” Renzi non era poi tanto... bischero

Buongiorno, Campania.
Dunque, questo Matteo Renzi – anzi, “quel” Matteo Renzi Presidente del Consiglio dei Ministri – non era poi tutto da buttar via, se tra aprile e giugno il Pil è continuato a salire rispetto all’aumento che già si era registrato nel trimestre precedente. E, soprattutto, se il confronto vien fatto, più correttamente, con lo stesso periodo dello scorso anno. In questo caso, infatti, l’Istat restituisce dati che fanno registrare una crescita pari all’ 1,5%, ovvero il valore più alto dal 2011.

A voler essere seri, non se ne può dare il merito al governo in carica né a quello precedente al governo Renzi: non ci troviamo con i tempi che hanno potuto produrre effetti tanto significativi. Sono state le politiche del governo Renzi ad aver determinato la situazione attuale.
Eppure, nessuno dei grandi editorialisti della grande stampa nazionale, Corsera in testa, che si ricordi di citare nei commenti l’ex Premier. I rilievi critici, sempre. Ed è giusto così. Ma non guasterebbe, al netto delle faziosità, il dovuto riconoscimento cronachistico. Non foss’altro che per apparire un tantino più credibili.

L’importante, in ogni caso, è che l’Italia, per quanto lentamente, stia uscendo dal lungo tunnel in cui era entrata nel 2008 con l’Europa e parte consistente del mondo. I dati Istat rilevano che la crescita viene soprattutto dall’Industria. La buona annata turistica dovrebbe riservare buone notizie sull’andamento del trimestre “estivo”. Si capirà meglio a ottobre, numeri alla mano.

L’importante è che cominci ad andare un po’ meglio anche il Mezzogiorno d’Italia, come si era rilevato già nel primo trimestre 2017. E che tra le regioni del Sud figuri molto bene la Campania, con l’Industria, ancora qui, a far da traino. Non sono ancora gran che apprezzabili i numeri della nuova occupazione. Ma il riassorbimento di non pochi lavoratori in aziende aiutate ad uscire dalla crisi è testimonianza di una buona sinergia tra le politiche del governo centrale e di quello regionale.
Insomma, senza indulgere a facili ottimismi, e non solo per motivi scaramantici, c’è ragione di credere che sta “pe’ finì ‘a nuttata” anche in Campania. Nessuno è autorizzato a prevedere un’alba radiosa. E’ verosimile, però, che troveremo nebbie che non tarderanno molto a diradarsi.

La velocità del loro dissolvimento nel variabile tendente al sereno dipenderà in larga misura dall’accelerazione che il governo regionale riuscirà a dare alla cantierizzazione dei progetti del Patto per la Campania e dei fondi strutturali europei.
Le elezioni politiche della prossima primavera rappresenteranno un ulteriore incentivo alla spesa pubblica. Dobbiamo sperare che ne traggano beneficio soprattutto i giovani: lavoro, lavoro, lavoro.