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Buongiorno

13.02.2017 - Buongiorno Irpinia

Più poteri ai sindaci. Bene. Ma Foti e Cobino che se ne fanno?

Buongiorno Irpinia. Il Governo ha varato un decreto legge con norme che conferiscono più poteri ai sindaci in materia di sicurezza e di salvaguardia dell’ambiente e dei luoghi che hanno pregio artistico, storico e turistico. In buona sostanza, si tratta di un provvedimento sul modello del Daspo attualmente applicato negli stadi. Prima di proibire la presenza per 12 mesi in una determinata città a chi si rende responsabile di atti vandalici, però, sono previste sanzioni amministrative da 300 a 900 euro e l’allontanamento fino a 48 ore.
E’ un’ottima mossa. Ci avessero pensato prima, si sarebbero evitate tante deturpazioni del nostro patrimonio culturale, nelle città d’arte per definizione come nei tantissimi grandi e piccoli comuni d’Italia che vantano testimonianze culturali comunque e sempre di valore. Senza contare la sicurezza, che è diventata un’emergenza sia nelle metropoli che nelle comunità di periferia, e che certamente potrà giovarsi della maggiore agibilità operativa concessa ai sindaci.
La domanda, a questo punto, nasce spontanea: intanto i nostri sindaci, con i loro apparati di polizia comunale e quant’altro, usano fino in fondo e con efficacia i poteri che già hanno? Parliamo specificamente dei sindaci irpini, giusto per comodità esemplificativa. Niente meglio dei casi concreti può rendere l’idea, anche se bisogna tener conto del margine d’errore insito in ogni generalizzazione.

Un caso fresco di giornata ce lo fornisce l’aggressione ai dirigenti del Verona, sabato ad Avellino, davanti allo stadio Partenio, prima della partita di campionato. Nessuna sorpresa che possa accadere una roba del genere nel contesto dato. Ne sono piene le cronache sportive. La cosa grave è che ciò accada sotto gli occhi della polizia municipale senza che questa intervenga. Il comandate dei vigili urbani, Arvonio, che è comunque uno duro, si direbbe uno “sceriffo” d’altri tempi, ha spiegato che gli uomini della polizia municipale erano impegnati a dirigere il traffico e che – sostanzialmente –non si sono accorti di nulla.

Lo ha smentito non un signore veronese qualsiasi che si trovava per caso da quelle parti, ma l’ex calciatore della nazionale Luca Toni. Altro che traffico da disciplinare: l’auto dei dirigenti del Verona è stata accerchiata e presa d’assalto, sono stati rotti i vetri, minuti di follia e di terrore. E cosa ci racconta Arvonio? Che i vigili non hanno visto nulla. Hanno invece girato lo sguardo altrove, secondo testimonianze più attendibili, a cominciare, appunto, da quella di Toni. Risultato: il sindaco di Verona, Flavio Tosi, educatamente ma con fermezza, ha chiesto al sindaco di Avellino, Paolo Foti, di individuare i vigili urbani in servizio – diciamo così – nel drammatico “disservizio”. Cosa farà Foti? Il suo dovere di sindaco, andando fino in fondo in questa storia, o percorrerà la strada del giustificazionismo campanilistico, alla maniera di Arvonio? Nel caso dovesse optare per la seconda ipotesi, sarebbe tempo perso dare a un sindaco del genere altri strumenti, come i poteri di ordinanza previsti nel decreto legge, per farci vivere più tranquilli davanti allo stadio o nel centro storico.

Da Avellino a Grottaminarda, e siamo al secondo esempio. Qui è tutt’altra musica. Da oltre un anno è stato segnalato al sindaco Angelo Cobino la pericolosità di alcune strade cittadine totalmente sfornite di segnaletica. Il popoloso Parco Sciarappa – ad esempio – sembra diventato un circuito di Formula Uno, nonostante la visibilità ridotta a causa di curve e incroci e nonostante le reiterate segnalazioni dei residenti. Chi scrive ha rivolto ripetuti appelli al sindaco invocando, quanto meno, l’installazione di qualche dissuasore. Niente da fare: nemmeno un segnale di limite di velocità peraltro obbligatorio. Pare di capire che, se non ci scappa prima il morto, il sindaco non riesca a recepire la necessità – non di regalare qualcosa a qualcuno – ma semplicemente di fare il proprio elementare, banale dovere. Quinto Fabio Massimo – giusto per stare alla cultura storica di un ex uomo di scuola – avrebbe temporeggiato meno.
E allora la domanda, necessariamente retorica, è: vale la pena dare altri poteri ad un sindaco come quello di Grottaminarda, ineffabile ed insopportabilmente assente dalla realtà, che perciò stesso non sa che farsene nemmeno dei poteri che già ha?