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Buongiorno

03.07.2018 - Buongiorno Irpinia

Povero Pd irpino! Ecco in quali mani è finito

Dunque, tutto come previsto sul fronte del “fu” Partito Democratico irpino: l’assemblea provinciale dimezzata si è riunita, quattro chiacchiere scontate fatte passare per analisi del voto, il segretario Di Guglielmo incollato alla poltrona, la presidente Roberta Santaniello pure, un Cencelli ingiallito per spartirsi la direzione, fotocopia del congresso farsa con l’assenza di decariani e deluchiani (De Luca irpino), una cornice di stucchevole ipocrisia per “festeggiare” il morto.

Il morto, chiaramente, è il Pd. Morto alle elezioni nel capoluogo, dopo essere già morto alle politiche del 4 marzo in Irpinia, in Campania e nell’intero Mezzogiorno d’Italia, e in coma profondo perfino nelle ormai ex regioni rosse.

La cosa più sorprendente di questa assemblea l’hanno detta Di Guglielmo e la Santaniello, in perfetta sintonia di pensiero oltre che vocale, quando hanno lanciato il trinomio “Umiltà, Unità, Coraggio” quale presupposto essenziale “per riportare il Pd in alto”.

È sorprendente perché segretario e presidente usciti da un congresso fasullo – fasullo in quanto celebrato con un tesseramento in buona parte falso – invocano una Unità che i loro capi hanno mandato in frantumi.

Sorprendente perché parlano di Umiltà mentre dimostrano la peggiore arroganza restando al loro posto, già abusivamente occupato per i motivi testé ricordati, perfino dopo la disastrosa sconfitta al Comune capoluogo.

Sorprendente perché non hanno avuto nemmeno il coraggio di un minimo di autocritica nell’analisi della sconfitta, scaricando su un indistinto “altro” la responsabilità di tutto quanto è accaduto prima, durante e dopo il 4 marzo, e prima durante e dopo il 10 e il 24 giugno.

C’erano stati appelli seri e intelligenti – ultimi quelli di Rosanna Repole e Chiara Maffei – per ritrovare le ragioni politiche dell’esistenza del Pd attraverso un rigoroso processo di rifondazione del partito irpino. Tutto è caduto nel vuoto: un segnale paradigmatico che i nuovi “padroni” del “fu” Partito Democratico sono ormai essi stessi “servi” del nulla politico.