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Buongiorno

09.11.2017 - Buongiorno Irpinia

Presidente Bruno, non è vero che i giovani migliori se ne vanno e qui restano i fessi

Buongiorno, Irpinia.
Con l’intelligenza ed il pragmatismo che ne hanno fatto uno tra gli imprenditori irpini di maggior successo, il presidente degli industriali della provincia di Avellino, Pino Bruno, ha fornito ieri diversi spunti di riflessione commentando l’ultimo rapporto Svimez nell’intervista rilasciata ad Orticalab.

Ne consiglierei la lettura a chi eventualmente non l’avesse già fatto. La consiglierei soprattutto a politici e amministratori pubblici locali: i contributi propositivi di Bruno sono sempre molto utili, non foss’altro perché arrivano da un industriale di grande esperienza e competenza, non soltanto nel suo settore produttivo, e peraltro apprezzatissimo in Italia e in Europa.

C’è un “pensiero” di Bruno che non condivido, e che riprendo per dare, a mia volta, un breve e modesto contributo al dibattito più generale sull’economia irpina che sarebbe utilissimo aprire, finalmente, al di fuori e al di sopra degli steccati – ahimè, sempre più alti e rigidi – della politica politicante.

Il presidente degli industriali afferma giustamente che per stabilizzare la ripresa, che anche il Sud pare abbia finalmente agganciato, servono interventi strutturali ed un sostanziale riequilibrio delle politiche governative. Anche perché, egli dice, “c’è una fuga di cervelli spaventosa”… “I nostri giovani validi sono costretti ad emigrare”.

È un pensiero, quello dei giovani migliori che se ne vanno, che il presidente Bruno ripete spesso. Si può dunque asserire che ne è profondamente convinto.
Ecco, io ritengo – invece – che sia retorica logora e da pessima pedagogia questa storia dei nostri “cervelli” che se ne vanno, quasi a sottintendere che qui restano gli “intestini”, i “fegati”, le “milze”, i “piedi”, i “cuori”: tutta la roba metaforica del corpo umano, insomma, che non “pensa”, per quanto comunque indispensabile alle funzioni del tessuto sociale. Per stare nella metafora, vorrei vederlo, infatti, un corpo umano che sopravviva con il solo “cervello”: il meno che gli potrebbe accadere – è il caso di dire – è che se ne andrebbe fuori di testa.

Al di là dei paradossi, non è affatto vero che ad andarsene sono i nostri giovani migliori. Prima perché è talmente numeroso l’esercito di giovani che ha marciato e continua a marciare verso il Nord Italia e verso l’estero che quell’affermazione, tradotta alla lettera, equivarrebbe a sostenere che praticamente tutti i nostri giovani sono “migliori”: tutti migliori, nessuno è migliore.

In secondo luogo perché – e a Bruno non dovrebbe sfuggire – nel Mezzogiorno d’Italia, Irpinia compresa, ci sono ampi settori – della produzione, dei servizi e della Ricerca – i cui standard di qualità, assai spesso superiori a quelli di altre zone d’Italia e dei Paesi europei, vengono garantiti proprio dai nostri migliori giovani che qui sono nati, qui hanno studiato, qui lavorano.

La verità, a mio giudizio, è che sono tragici i numeri dell’emigrazione dei nostri giovani, non quelli dei nostri presunti migliori giovani. Anche perché – vorrei ricordare a Bruno – affermare che qui, nel Mezzogiorno d’Italia, in Campania, in Irpinia, restano solo i giovani fessi, oltre ad essere falso è un tantino offensivo: innanzitutto offensivo del coraggio che serve per restare qui, in un Sud ancora feudalizzato da un sistema politico clientelare che è duro a morire e del quale – ahimè! - è complice larga parte della nostra imprenditoria assistita.

La verità, sempre a mio modesto giudizio, è che la stragrande maggioranza dei giovani se ne vanno non perché sono i “migliori” ma molto più semplicemente perché non trovano lavoro. E tantissimi altri se ne vanno perché il lavoro lo trovano pure ma vengono umiliati e offesi con buste-paga fatte firmare per X euro ma contenenti euro X meno diverse volte Y.

E qui, a parte le politiche governative che vanno certamente riequilibrate, una qualche responsabilità di troppo ce l’hanno anche non pochi imprenditori. O no, presidente Bruno?