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Buongiorno

18.04.2017 - Buongiorno Italia

Primarie Pd: l’ultima chance di Matteo Renzi

Buongiorno, Italia. Se ne è andata anche Pasqua. Prepariamoci a tredici giorni densi di politica. Le Primarie del Pd sono un evento importante. Dal loro esito – o meglio dalla qualità dell’esito – dipenderanno in larga misura le sorti politiche del futuro prossimo del nostro Paese. I sondaggi sulle intenzioni di voto, per quello che i sondaggi possono ancora raccontare, dicono due cose certe: sarà superata la soglia di consensi del 51% e la spunterà Matteo Renzi.
Se dovesse essere un sufficiente ma povero 51% il risultato di Renzi, sarebbe una vittoria di Pirro. Il Pd avrebbe un leader debole, oggettivamente troppo debole per competere con il Movimento 5 Stelle e con un Centrodestra unito che i sondaggi (sulle intenzioni di voti per le politiche) danno addirittura in vantaggio.
Renzi alle percentuali delle scorse Primarie significherebbe tutta un’altra storia. Via lo schiaffo del “4 dicembre”, via anche l’iconografia discutibile del Giglio Magico, e con il “Noi” che ha già preso il posto dell’«Io», l’ex Premier può prepararsi alla riconquista degli italiani e di Palazzo Chigi con agibilità ed agilità decisamente meglio collaudate.
Ma è proprio ciò che non vogliono i suoi avversari esterni al Pd: a cominciare dagli scissionisti di Bersani e D’Alema per finire ai grillini e ai maggiorenti di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. E’ alto il rischio di partecipazione alle Primarie dei “non elettori” Pd spinti da chi osteggia l’affermazione di Renzi. Dal Movimento 5 Stelle al Centrodestra unito, si ha la consapevolezza che un Pd senza la leadership di Renzi sarebbe molto più facile da sconfiggere. Ecco perché, essendo il voto per le Primarie consentito solo a chi dichiara che andrà votare Pd, molto probabilmente si avranno tantissime “dichiarazioni false” che nessuno, comunque, potrà dimostrare.
Un Renzi alle percentuali delle scorse Primarie significherebbe, a maggior ragione, la piena rilegittimazione della sua leadership e, insieme, la possibilità concreta di rilancio di un Partito Democratico ancora forte di consenso ma appannato nell’immagine.
Ne hanno coscienza i renziani della prima e dell’ultima ora, finalmente uniti da una parola d’ordine che sembravano aver dimenticato: “Parliamo alle persone”. Che vuol dire scendere da cavallo e discutere con la gente, certo di politica generale, ma anche e soprattutto dei piccoli e grandi problemi delle comunità locali. I renziani di ieri e di oggi hanno capito che questa è l’ultima chance. E tutto lascia indovinare che la mobilitazione sarà straordinaria.
E’ un messaggio che pare abbia raggiunto anche parte della “maggioranza silenziosa” che alla fine decide l’esito di ogni elezione, o attraverso l’astensione oppure con il “voto di coscienza”. Al fondo delle cose, e al netto degli errori anche madornali che sono stati commessi, c’è un popolo Pd, o potenzialmente Pd, convinto che Matteo Renzi continui ad essere oggi la migliore risorsa politica di cui dispongono il partito e il Paese. Se questa sensazione si rivelasse fondata, il 30 aprile potrebbe riservare una sorpresa allo stato solo apparentemente azzardata. L’alternativa sarebbe la palude. Non solo per il Partito Democratico.