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Buongiorno

07.02.2017 - Buongiorno Irpinia

Quel Greco di Tufo al retrogusto di rifiuti

Buongiorno, Irpinia. Sì, parliamo ancora di rifiuti. Perché se in questa provincia non ci diamo una mossa rischiamo di coprirci non solo di monnezza ma anche e soprattutto di ridicolo.
Il pericolo (d’un bagno di ilarità) lo abbiamo appena scansato con la costituzione del Consiglio d’Ambito. Tutti d’accordo sulla necessità dell’intesa istituzionale, ma quando i conti della spartizione non sono tornati comodi a questo o a quel politico del Pd, eccoti le prime avvisaglie di una guerra che lascia indovinare molte vittime ancor prima di cominciare. Il Sottosegretario Umberto Del Basso de Caro ha lamentato una strategia piddì da saldi di fine stagione. Il ribelle ad ogni costo e da quattro stagioni Gianluca Festa ha parlato di un Pd destinato a finire in minoranza nel Consiglio d’Ambito. Sono riaffiorate con inusitata violenza, insomma, le polemiche intorno ad una questione diventata ormai stantia: chi è per l’alleanza con l’Udc di De Mita, chi è contro, chi non se ne frega affatto. E meno male che doveva essere un’intesa istituzionale, dove le istituzioni sono i Comuni dell’Ambito, per cui ogni ragionevole mente immagina che l’accordo tra i sindaci lo facciano i sindaci, tenendo un attimo fuori dalla porta i partiti politici. Insomma, mettetevi d’accordo una buona volta per tutte su come procedere e smettiamola qui. Anche su questa storia dell’Udc di De Mita bisogna intendersi. Se quel partito sta bene a Renzi nella maggioranza parlamentare e a De Luca nell’alleanza del governo regionale, non si capisce perché in Irpinia bisogna per forza vederci la rogna. I piddì irpini che non vogliono dialogare con De Mita hanno una sola strada da percorrere: convincere Renzi a Roma e De Luca a Napoli che “Er Puzzone” deve essere sbaraccato. Se non ci riescono, devono starsene buoni e zitti: la disciplina di partito non può valere a giorni alterni.

C’è di fatto, e siamo alla seconda questione, che mentre i nostri medici continuano a discutere il malato muore. Ma vi pare serio – rieccoci con il rischio del ridicolo – che qualcuno abbia immaginato di ubicare un impianto di compostaggio a Chianche, praticamente tra i vigneti del Greco di Tufo? E vi pare serio che il primo ad essere felice e contento che ciò avvenga è proprio il sindaco di quel Comune? Ora, diciamoci la verità, un impianto di compostaggio non reca assolutamente danni e non inquina, checché ne dica una certa cultura ambientalista esasperante al punto da non essere più credibile. Però, vivaddio, c’è in questa storiaccia quantomeno un problema di pura estetica che andrebbe considerato con maggiore responsabilità. Se volete, per stare al tema enologico, c’è un problema di buon gusto, oltre che di buonsenso. Ve l’immaginate una pubblicità comparativa dei vini bianchi veneti? Potrebbe essere così: “I nostri bianchi non hanno il retrogusto al compostaggio del Greco di Tufo”. Sai che figura! Il sindaco di Chianche non ci avrà pensato. Poverino, lui è certo che l’impianto “monnezzaro” risolverà il problema della disoccupazione nel suo Comune. Cosa gli vai a raccontare a uno che la pensa così? Bene hanno fatto i deputati Giuseppe De Mita e Giancarlo Giordano a interrogare il Governo: stavolta hanno dimostrato d’essere politicamente sobri oltre ogni ragionevole dubbio. Bravi.

La terza questione è lo Stir di Pianodardine. La Regione sostiene, “per alligata et probata”, che non inquina. La stessa cosa dice il presidente della Provincia, idem l’Amministratore di Irpiniambiente, che è una società a capitale interamente pubblico, non un privato pronto a giurare come l’acquaiuolo che l’acqua è fresca. Il comitato “Salviamo la Valle del Sabato” dice l’esatto contrario. Come la mettiamo? E’ mai possibile, in un paese civile, che possano affermarsi come vere due verità l’una opposta dell’altra? “Ma chissenefrega”, è la risposta “silenziosa” del Partito Democratico irpino, che invece di occuparsi di questioni tanto serie mena il can per l’aia e si tormenta il cervello sul De Mita sì e De Mita no, magnificando e ingigantendo così il Grande Vecchio di Nusco, che diversamente sarebbe già da tempo finito nel dimenticatoio.

Se queste sono le premesse, possiamo immaginare cosa riusciranno a concludere i Nostri Eroi quando si tratterà – per restare ai rifiuti – di decidere sul modello di gestione e sulla organizzazione generale di un servizio primario allo stato troppo costoso e non certo di prima qualità.
E allora, cari Signori della politica, per favore fate le persone serie. E, se pur sforzandovi, proprio non ci riuscite, abbiate la bontà di farvi da parte.