menu

Buongiorno

18.05.2017 - Buongiorno Italia

Renzi-Boschi, Travaglio-De Bortoli: abbiamo diritto alla verità

Buongiorno, Italia. Noi cittadini italiani delle grandi città e dei piccoli paesi, domiciliati nei quartieri “in” o nei vicoli, occupanti di lussuose ville o dei più miseri bassi: tutti, indistintamente tutti, abbiamo il diritto di sapere la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità sulle vicende di rilevanza pubblica che coinvolgono i cognomi Renzi e Boschi.
Sappiamo bene (Art. 27, co.1, Costituzione) che “la responsabilità penale è personale” e che, dunque, se un reato è stato eventualmente commesso da un padre non deve risponderne il figlio o la figlia e viceversa. E sappiamo bene, con tutto il rispetto per Sant’Agostino che la pensava diversamente (Opera incompiuta contro Giuliano, Libro III), che le eventuali colpe dei padri non possono ricadere sui figli.
Epperò qui – nei casi Renzi e Boschi – il problema non è più, o non è soltanto, se sia stato o no commesso un reato e chi l’abbia eventualmente commesso. Il problema è politico e istituzionale, ossia di credibilità della politica e di chi rappresenta le istituzioni. Il problema è etico. E l’etica, a certi livelli della rappresentanza politica e istituzionale, pesa più di un eventuale reato. Un esempio che viene da grandi democrazie come quella degli Stati Uniti: il politico che mente non viene perdonato dagli americani, indipendentemente dalla natura e consistenza della bugia. Vedi Nixon, vedi Clinton.
Torniamo rapidamente ai cognomi Renzi e Boschi, al caso Consip e al caso Etruria.
Marco Travaglio e Ferruccio De Bortoli non sono due giornalisti qualsiasi. Non hanno bisogno di rincorrere e “fare” lo scoop per stare sulla cresta dell’onda o aggiungere stellette ad un prestigio che hanno guadagnato giorno dopo giorno lavorando sodo e dimostrando un estro professionale decisamente moltissimo al di sopra della media. E’ assai probabile che tutt’e due abbiano “in gran dispitto” – in qualche senso come Farinata Degli Uberti con l’inferno – Matteo Renzi e Maria Elena Boschi. Ma due grandi giornalisti non s’azzardano – solo per “dispitto” – ad inventarsi di sana pianta che Babbo Renzi dice bugie su Consip e Romeo (Travaglio) o che dietro il tentativo di salvataggio di Banca Etruria non ci fosse soltanto il conflitto d’interesse della Boschi ma addirittura la massoneria. Due giornalisti di quel calibro non commettono una imprudenza tanto madornale senza correre il rischio d’essere costretti dai lettori ad abbandonare la scena.
Allo stesso modo, Matteo Renzi è un politico troppo intelligente, avveduto e carismatico – oltre che, secondo l’opinione del sottoscritto, di onestà totale e cristallina – da immaginare di poter ricostruire la sua ascesa scivolando sulla bugia per difendere il Babbo e l’immagine della famiglia. Sempre a parere del sottoscritto, Matteo Renzi non c’entra assolutamente niente con le storiacce che vengono addebitate al padre, e per le quali finora non è stato dimostrato niente, e che è assolutamente sincero quando dice e ripete che se il padre ha sbagliato deve pagare non una ma due volte. Oltre tutto, come Travaglio e De Bortoli nel giornalismo, Matteo Renzi è in politica di un calibro tale che mai commetterebbe l’imprudenza d’una qualsiasi superficialità familiare senza avere la consapevolezza che gli elettori gliela farebbero pagare mandandolo definitivamente a casa.
Per completare il quadro kafkiano della vicenda, non vanno dimenticati altri due aspetti inquietanti: un capitano dei carabinieri del Noe che manipola le intercettazioni screditando abusivamente la figura di Renzi padre e l’immagine di Renzi (ex) Premier, ed una serie di intercettazioni, relative ancora ai Renzi padre e figlio, “irrilevanti ai fini dell’inchiesta”, secondo i Pm della Procura di Roma, e finite sui giornali, o meglio sul giornale di Travaglio (chi ha sbagliato – come sempre – non è il giornalista che pubblica ma chi ha passato le carte violando segreto istruttorio e, nel caso specifico, la legge in toto: l’irrilevanza della conversazione tra padre e figlio).
A maggior ragione, noi cittadini italiani, abbiamo il diritto e dobbiamo pretendere di sapere la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità.
P.S.: Personalmente pretendo la verità perché ho votato Renzi, intendo continuare a votarlo e voglio farlo senza che nessuno – magistrato o giornalista che sia – s’arroghi il diritto di sporcarne l’immagine politica, indipendentemente dai motivi che possano ispirare e guidare l’azione del magistrato o la penna del giornalista.