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Buongiorno

24.11.2017 - Buongiorno Irpinia

Renzi gioca col fuoco. Guardi al Pd irpino

Buongiorno, Irpinia.
Alla fine ha avuto ragione Matteo Renzi e torto quanti avevano immaginato che sarebbe stato possibile rifare l’Ulivo. Fassino, Pisapia e lo stesso Prodi ce l’hanno messa tutta per tentare di raccogliere i cocci e comporre un centrosinistra allargato. La disponibilità del Pd ad includere il più possibile si è infranta contro l’inamovibilità di Mpd e di Sinistra Italiana. Era scritto, la conclusione non poteva essere che la rottura definitiva.

Insomma, si è perso tempo. C’è da augurarsi che non se ne perda altro con i supplementari e magari con i calci di rigore. La sinistra più a sinistra del Pd non è nuova a questi riti masochistici.

Aspetteranno di farsi male, diventeranno minoranza in Parlamento e nel Paese, saranno felici di vedere il Pd perdere: la loro vocazione al suicidio politico è storia, com’è storia l’inguaribile supponenza che è una delle cause, non la principale ma nemmeno l’ultima, della crisi della sinistra non solo in Italia.

Dunque, Renzi ha avuto ragione circa le reali intenzioni sfasciste di Bersani e D’Alema. In verità non si può dire altrettanto di Sinistra Italiana: a questa latitudine sono almeno coerenti. Non hanno mai condiviso le politiche di Renzi. Oggi hanno detto no per questo, non perché sono stati rottamati.
Renzi ha avuto ragione. Ma se la fa fritta la ragione se, come è molto probabile, perde le elezioni. È probabile ma non certo, attenzione. La strada è decisamente molto in salita. Arrivare primo, è una missione quasi impossibile per il Pd.

Epperò i segnali di ripresa cominciano ad essere più chiari. Difficile sostenere che non abbiano aiutato parecchio proprio le politiche dell’ex governo Renzi, che poi è sostanzialmente lo stesso di Gentiloni.

La condizione perché l’impresa da quasi impossibile diventi molto probabilmente possibile è che Renzi non commetta altri grossolani errori. La scelta dei candidati, innanzitutto.

Esemplifichiamo con le cose di casa nostra. Se la strategia di Renzi per le candidature è quella che si profila in Irpinia, il suo errore non sarebbe grossolano soltanto: sarebbe irreparabile. Non si può blindare da Roma in posti sicuri del listino candidati come Luigi Famiglietti e Valentina Paris, per di più facendoli passare come nomi di qualità. I cinque anni della legislatura che va volgendo al termine hanno offerto agli elettori lo strumento certo di valutazione delle capacità politiche di chi è stato in Parlamento.

Insomma, un partito profondamente in crisi, certo per grande responsabilità degli scissionisti ma non solo per loro, non può consentirsi il lusso di non aprire a qualcosa di nuovo e di meglio di quanto finora s’è visto. Soprattutto, specie con lo schifo di legge votata dal Parlamento, un partito come il Pd non può non dare alla gente un minimo di possibilità di scelta attraverso lo strumento, peraltro statutario, delle Primarie.

È del tutto evidente che non si può negare la candidatura ai deputati uscenti. Vale per Famiglietti e Paris come per tutti gli altri piddì. Ma sottoporli all’esame delle Primarie è un obbligo al quale non si può sfuggire senza correre il rischio della reazione del popolo Pd.

I malumori che si vanno registrando in queste settimane in larghi settori della dirigenza e della militanza e della rappresentanza istituzionale del Partito Democratico sono paradigmatici di un disagio del Pd in periferia che il Nazareno farebbe bene a non sottovalutare. Una maggiore attenzione da parte dei vertici nazionali del partito sarebbe anche la dimostrazione che il tempo degli errori non è passato invano.