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Buongiorno

19.03.2017 - Buongiorno Italia

Renzi, la vecchia politica e il Museo delle Cere

Buongiorno, Italia Gli effetti (collaterali) devastanti della vittoria del No al Referendum costituzionale vanno emergendo giorno dopo giorno in maniera sempre più evidente. Il problema non è tanto la resurrezione a miglior vita (e a più vitalizi) del Senato. E nemmeno il Cnel o le Province. Il problema drammatico è la resurrezione dei volti vecchi della vecchia politica, che ci eravamo illusi fossero finiti al Museo delle Cere. E, attenzione, non si tratta di gusti – o disgusti – estetici. E’ il ritorno innaturale del tempo al passato, quasi fossimo condannati a dover guardare sempre all’indietro, che già nel gesto in sé significa rinunciare ad una visione – e ad una speranza – di prospettiva.
I D’Alema, i De Mita, i Cirino Pomicino, gli stessi Bersani e amici e compagni di quella generazione hanno avuto tutto il tempo e tutte le opportunità per cambiare l’Italia. La storia si incaricherà di raccontare se – alle condizioni date – hanno fatto molto, poco o niente. Ma, vivaddio, finalmente erano scomparsi. O comunque non stavano più al centro della scena. Il Referendum li ha riportati in vita. Non perché lo hanno vinto loro. Ma più semplicemente perché sono stati bravi a scommettere sull’errore di personalizzazione del voto commesso da Renzi. E ad iscriversi per tempo al partito dei vincitori. Che è un partito amorfo e senza simboli, nato per il Referendum e morto subito dopo. Un partito – tutto sommato – creato da Matteo Renzi, dall’errore politico di Renzi di sfidare la “rabbia silenziosa” degli italiani mettendo la sua faccia – la faccia del governo, a prescindere da chi fosse al governo – sulla scheda elettorale. Se l’ex Premier non avesse scherzato col fuoco, al Referendum avrebbe vinto il Sì, lui sarebbe ancora saldamente al governo, e le Maschere di Cera starebbero opportunamente al Museo. Invece ora punto e a capo. O forse soltanto punto: ma quanta fatica in più bisognerà fare. Il proporzionale è ricco di insidie. Le prime prove tecniche le stiamo osservando già in queste settimane: con gli Alfano, i Casini, i Cesa, i De Mita Senior e Junior e i residuati bellici di Scelta Civica a braccetto con Verdini, tutti a lambiccarsi il cervello per cercare un modo, molto improbabile, per non scomparire; anche un modo moralmente eccepibile, pur di riportare le chiappe sugli scranni del Parlamento. Avesse vinto il Sì, fosse rimasto il maggioritario, anche queste insignificanti categorie dello spirito sarebbero finite, anzitempo ma fortunatamente per noi, al Museo delle Cere.
Sulla scena, al centro della scena, non sono tornati soltanto i suddetti Signori Professionisti della vecchia politica. E’ tornata anche la Maschera di Cera per eccellenza, Berlusconi. Che dopo il voto al Senato che ha salvato Minzolini, ovvero il voto che ha beffardamente seppellito la Severino, è tornato sorridente come non mai. Non solo. Ora guarda con più ottimismo al verdetto della Corte di Strasburgo: non per la soddisfazione morale, anche comprensibile, della riabilitazione politica. Ma per ricandidarsi a Premier. A ottant’anni. Anche lui ha fatto campagna per il No al Referendum. Un altro effetto collaterale devastante. Ben gli sta a Massimo D’Alema. E, perché no? ben gli sta anche a Marco Travaglio e ai suoi sacri (?) furori antirenziani.
Sulla scena, al centro della scena, si rivede anche Marco Follini. Certo: Follini chi? Lui ha detto che torna in politica perché torna a soffiare “un vento democristiano”. Ed ha ben ragione di dirlo: De Mita, Pomicino, Casini, Cesa...Vedrete che fra poco arriveranno dall’aldilà anche le ombre di Andreotti, Fanfani, Cava. Per carità, defunti e non, tutti politici di spessore, a prescindere dai danni che hanno fatto al Paese.
Il problema è la necessità di coniugare i tempi non più al passato. Se non al futuro, almeno al presente: badando bene, va da sé, a sbarrare le porte di Montecitorio e di Palazzo Madama a chi non indovina un congiuntivo nemmeno con la pistola alla tempia. Alzare la soglia dell’alfabetismo politico per accedere al Parlamento è una condizione imprescindibile: l’ignoranza al potere non è più concepibile, tanto più se si tratta dell’ignoranza con il portafogli gonfio, visto da dove arrivano – come raccontano le cronache giudiziarie – le ricchezze di non pochi Onorevoli Marpioni e per di più Ignoranti.
Ed è un problema drammatico, per come stanno le cose. In tanti si erano cullati nell’illusione che i Cinquestelle potessero essere una valida opzione al sistema incancrenito dei partiti politici tradizionali. Giorno dopo giorno, i fatti si stanno incaricando di dimostrare che Beppe Grillo è un fenomeno da baraccone, inaffidabile e pericoloso per l’Italia: per ragioni profondamente diverse da quelle che hanno attaccato il tessuto vitale dei partiti tradizionali, prima tra tutte il sistema di corruzione e di gestione clientelare del potere, ma molto più inaffidabile e pericoloso di ciò che già c’è.
Insomma, non ci resta che sperare che “Er Puzzino” (scritto proprio con la “i”), Matteo Renzi, dimostri davvero di essere l’opportunità e la speranza che in tantissimi pensavamo, e come effettivamente era apparso prima che il Giglio Magico cominciasse a seminare crisantemi. Una seconda occasione non si può negare a nessuno. Ma guai a costringerci a turarci il naso: Er Puzzino si rivelerebbe anch’egli un Er Puzzone, però non sarebbero molti quelli disposti poi a dire: “A ridatecelo!”.