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Buongiorno

10.04.2018 - Buongiorno Italia

Renzi si fa il suo partito e appoggia il Centrodestra

Buongiorno, Italia.
Lo dichiaro subito per evitare che il Pierino di turno mi faccia una tirata d’orecchie: il titolo del Buongiorno di oggi rispecchia fedelmente il testo e contiene una buona dose di fantapolitica.

Dunque, c’è molta attesa per l’assemblea nazionale del Partito Democratico che si terrà il 21 aprile. L’attenzione generale non è concentrata su chi sarà il segretario di transizione e su quando e come si andrà al congresso vero e proprio.

Questa è una subordinata. L’attenzione principale è su cosa dirà Matteo Renzi.
Perché se c’è un fatto certo in questo tormentato travaglio del Pd è che le carte le dà ancora lui. Ha saldamente in mano la maggioranza dei gruppi parlamentari, la sua forza si è notevolmente ridotta nel partito, ma nonostante le dimissioni il leader di fatto è ancora lui. A volerlo dire con l’analisi rassegnata qualche giorno fa da Ernesto Galli Della Loggia, il leader è ancora lui perché allo stato dell’arte nel Pd non ci sono altri leader.

L’attesa, allora, è per ciò che dirà Renzi. E la domanda è: cosa potrà mai dire?

Qui comincia la fantapolitica. Che è “fanta”, ma poggia su due circostanze reali. La prima è che Renzi non può tornare indietro: si è dimesso da segretario, un suo ripensamento sarebbe subissato da fischi e pernacchie, seppellito da una risata. La seconda circostanza è che non può nemmeno andare avanti, nel Pd e con il Pd: “nel”, perché non avrebbe più credito né maggioranza; “con”, perché non sarebbe da lui stare in un partito senza esserne il capo.

Insomma, sarà pure fantapolitica, ma oggi Renzi ha una sola prospettiva: andare oltre il Pd, fondarsi un suo nuovo partito, saldamente di centro e con lo sguardo rivolto più verso destra che a sinistra.

Chi lo seguirebbe? Intanto i deputati e senatori che lui ha fatto eleggere. Le liste elettorali che tante polemiche suscitarono in seno al Pd avevano una caratteristica ben definita: al netto delle briciole concesse ai soci di maggioranza, alla minoranza e agli alleati, erano “renziane” passate al vaglio del Dna.

Lo seguiranno tutti i deputati e senatori che egli ha portato in Parlamento? Assolutamente no. Ma un numero consistente certamente sì. Alla volta di quale nuova avventura? Un’ipotesi sostenibile: garantire i voti necessari in Parlamento per il varo di un governo di Centrodestra a guida Salvini, sotto una forma che salvi in qualche modo la faccia e scongiuri lo scioglimento delle Camere. In tal modo avrebbe a disposizione un arco di tempo sufficiente per consolidare il suo partito personale di centro pescando a piene mani nell’elettorato di Forza Italia, logorare i Cinque Stelle all’opposizione e prepararsi per la Grande Rivincita da qui a qualche anno.

La mia “fantapolitica” poggia anche su una terza circostanza fresca di settimana: a Cernobbio i “poteri economici” forti hanno lasciato intendere che sarebbero favorevoli ad un governo di Centrodestra appoggiato dal Pd, mentre hanno bocciato l’ipotesi di un Pd alleato con i Cinque Stelle. È un orientamento in sintonia con quello di Renzi, ma non con quello dell’attuale Pd. Ecco perché Renzi ha bisogno del suo partito personale. L’opzione, per lui, è una lenta agonia politica.