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Buongiorno

28.03.2018 - Buongiorno Campania

Rimpasto e rilancio: il Governatore De Luca non può fare errori

Negli ambienti di Palazzo Santa Lucia si racconta che le sorprese arriveranno ma non con l’uovo di Pasqua. De Luca avrebbe in mente di acconsentire al rimpasto della giunta che gli hanno chiesto i gruppi consiliari della coalizione e soprattutto quello del Partito Democratico.

È probabile, però, che non se ne parlerà prima della “grande iniziativa” (gli Stati Generali) che il presidente della Regione ha promesso per il 4 e 5 maggio. In quella sede – impegno assunto pochi giorni fa – egli non si limiterà a rendere conto di ciò che il suo governo ha prodotto nei quasi tre anni che intanto saranno decorsi dall’insediamento. Vorrà anche e soprattutto spiegare come intende percorrere il biennio finale del mandato: quali strategie e per quali obiettivi. Dunque con quale squadra.

Va anche detto, in ogni caso, che De Luca è imprevedibile, che gli piace sorprendere. Nulla toglie, insomma, che l’uovo del rimpasto anziché a Pasqua lo apra a Pasquetta o giù di lì, senza attendere maggio.

Un rimpasto piccolo, medio, ampio? Ogni previsione sarebbe azzardata. A voler corrispondere a tutte le richieste fatte, il Governatore dovrebbe azzerare la giunta e poi addirittura aumentare il numero di assessori. Non accadrà. Più che alla dimensione del rimpasto, De Luca pensa a migliorare la qualità dell’esecutivo nei settori strategici.

Si vocifera che non mancano pressioni dal Nazareno per far posto ai parlamentari non rieletti il 4 marzo. Ma i “caduti” sotto il fuoco dei Cinque Stelle sono stati talmente tanti che la scelta bisognerebbe farla con il sorteggio. Per di più, il Governatore non può consentirsi il lusso di finire di nuovo nel tritacarne delle polemiche: il ripescaggio dei “trombati” equivarrebbe a regalare altri punti ai Grillini e a toglierne alla propria popolarità già in crisi.

Oltre tutto, in questi due anni e rotti che restano De Luca si gioca il “banco”: la congiuntura politica non gli è favorevole, errori non ne può fare. E non è detto che non si risvegli il meglio del collaudato “animale politico” che è in lui.