menu

Buongiorno

04.05.2017 - Buongiorno Campania

Salerno-Irpinia-Sannio: il “trinomio” che serve per contare di più

Buongiorno, Campania. Mentre l’Istat fa sapere che gli ultimi rilevamenti registrano il “sorpasso”, a livello nazionale, degli ultracinquantenni disoccupati rispetto ai giovani in cerca di primo lavoro – e non pare affatto una notizia da brindisi –, Unioncamere informa che in provincia di Avellino, da gennaio a marzo, hanno chiuso altre 968 piccole aziende, ovvero dieci al giorno in media. Stessa sorte, o anche peggio, hanno avuto le aziende delle province di Salerno, Benevento e Caserta. Si salva la provincia di Napoli, che sta andando meglio delle previsioni, un po’ per la spinta del settore turistico, un po’ per la maggiore quantità di investimenti pubblici nell’area metropolitana.
Servirebbe a poco indagare qui le cause della permanente recessione che da queste parti, non da oggi in verità, ha assunto proporzioni drammatiche. Del resto, gli stessi analisti dell’Istat e di Unioncamere fanno fatica a capire, rispettivamente, perché c’è un’inversione di tendenza tanto clamorosa nei numeri generali della disoccupazione giovani/adulti e perché non si riesce a fermare l’emorragia delle imprese irpine, sannite, salernitane e casertane.
Di certo, per quanto si riferisce ai dati di quattro province campane su cinque, sarebbe molto utile una maggiore attenzione da parte della politica locale. Perché, se nel quadro dello stesso territorio regionale le dinamiche dello sviluppo sono vistosamente differenti (Irpinia e Sannio, ad esempio, sono ultime in tutti gli indicatori economici e in tutte le categorie del benessere), significa che c’è qualcosa che non va e che non è riferibile soltanto alla generale congiuntura sfavorevole.
Un’ipotesi si potrebbe azzardare e riguarda il ritardo nel processo di riequilibrio fascia costiera-aree interne. Il governo regionale di Bassolino prima e di Caldoro dopo sono stati accentuatamente Napolicentristi. La logica dei grandi numeri, che coincide con la logica politico-elettoralistica, ha sempre fatto guardare alle province interne come alla periferia dell’impero. Poi accade che Caldoro perda le elezioni proprio a causa del voltafaccia di qualche proconsole di periferia, e delle aree interne si ritorna a parlare come di una “risorsa imprescindibile”.
Ne ha parlato così anche l’attuale governatore. Il cui impegno per le province più povere appare indiscutibile. A De Luca, però, bisogna dare una mano. E a farlo non possono che essere le forze politiche e sociali, assieme ai rappresentanti istituzionali, della periferia dell’impero. Dare una mano significa presentare progetti che abbiano una valenza strategica, finalizzata a migliorare la qualità della vita e a creare occupazione, non patacche pseudoturistico-culturali diversamente finalizzate, tipo “Irpinia Madre Contemporanea” per intenderci. Soprattutto, dare una mano dall’Irpinia e dal Sannio significa convincersi che non si esce dall’isolamento sommando le “povertà” di queste due province, ma inventando un grande progetto strategico di sviluppo che promuova il “binomio povero”, Irpinia-Sannio, al trinomio “Salerno-Irpinia-Sannio”: due milioni di abitanti complessivi e un territorio vastissimo che possono avere il peso giusto, anche nella logica dei numeri elettorali, per spingere la politica ad accelerare l’indispensabile processo di riequilibrio interno della regione Campania.