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Buongiorno

16.12.2018 - Buongiorno Irpinia

Salvini fa politica, gli altri ballano in maschera

Pochi giorni fa il Corriere del Mezzogiorno ha pubblicato, opportunamente in prima pagina, una lettera in cui l’autore (Alessandro Sansoni) si rivolge a Matteo Salvini sollecitando una rigorosa selezione della classe dirigente “leghista” in Campania e più generalmente nel Mezzogiorno d’Italia. Area geografica quest’ultima – mi permetto di aggiungere – dove storicamente si registra una particolare vocazione politica a muoversi nella direzione del vento che tira.

Ieri Salvini ha risposto a quella lettera con la chiarezza che lo contraddistingue, e senza mancare di sottolineare la legittima soddisfazione e i ringraziamenti “a chi ha aderito alla Lega in un momento in cui era inimmaginabile la nostra crescita nel Mezzogiorno”.

In rapida sintesi, il leader del Carroccio ha confermato che di giorno in giorno cresce il numero di sindaci e amministratori, militanti politici e cittadini comuni che bussano alla porta della Lega chiedendo di iscriversi al partito. E la sua linea è la seguente: “... Portiamo quella concretezza che nessuno, negli ultimi 50 anni, è stato capace di trasmettere nel Mezzogiorno. Non mi sfugge il problema della classe dirigente. Crescere rapidamente nei consensi rischia di dare alla testa e di attirare persone sbagliate”.

Morale (e conclusione letterale) del messaggio di Salvini: ... “Abbiamo voglia di fare, di includere, di realizzare le promesse. Vogliamo governare bene anche a livello locale, da Nord a Sud. Serviranno persone motivate, competenti, perbene. Tengo gli occhi aperti”.

Può piacere o no ai moderni innovatori della politica innamorati pazzi del civismo da salotto, il leader della Lega parla il linguaggio del pragmatismo sano ed audace che i partiti tradizionali di massa hanno via via perduto fino a ridursi all’irrilevanza, purtroppo per loro e per l’Italia.

Così, mentre altri leader, o ex tali, quasi si vergognano di rappresentare il loro stesso partito e incoraggiano, appunto, un indistinto quanto deleterio civismo, Salvini rilancia il valore e l’orgoglio dell’appartenenza, legandoli però all’impegno anche del governo locale: per dire che le bandiere servono, la loro riconoscibilità non è soltanto una traccia simbolica, ma sostanza.

In Irpinia stanno accadendo in questi ultimi tempi cose strane e a mio avviso molto pericolose per la politica. Una per tutte: il tentativo di riciclaggio, dietro la foglia di fico del civismo, di soggetti che hanno già clamorosamente fallito la loro missione pubblica, e di un’altra varia umanità che possiamo agevolmente classificare come “faccendieri della politica”. È gente che usa la politica per i propri loschi affari, con un cinismo corruttivo che profitta perfino della strutturale debolezza del mondo giovanile.

In attesa che arrivi qualche rigurgito di vitalità dal fronte del Partito Democratico, ammesso pure che il Pd abbia la forza di risvegliarsi dal coma, la Lega sta già costruendo le postazioni d’attacco anche in quel deserto della politica ch’è diventata l’Irpinia. Certo, non sarà semplice per Salvini, qui come nel resto della Campania e del Mezzogiorno, dotarsi di “persone motivate, competenti, perbene”. Ma almeno lui ha definito un metodo chiaro di selezione della classe dirigente politica e amministrativa. Gli altri, invece, ballano in maschera, fanno di tutto per diluire nell’indistinto identità e profilo del loro impegno politico. Una differenza non da poco. E non a caso, anche per questa differenza, il leader della Lega sta per diventare il nuovo Principe Democratico d’Italia.