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Buongiorno

14.05.2017 - Buongiorno Campania

Sanità malata: la terapia è De Luca, non Lorenzin

Buongiorno, Campania. Fa bene il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a mantenere il pugno di ferro sulla obbligatorietà delle vaccinazioni a scuola e a pretenderne l’applicazione immediata. Il governo si è impegnato a varare il decreto entro la settimana, dopo le gentili polemiche tra la titolare della Salute e la collega ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, e il caso si può ritenere chiuso.
Bisogna riconoscerlo: la Lorenzin è una tosta. Però sarebbe sbagliato far conseguire in automatico alla fermezza decisionista l’appropriatezza della decisione. Il ministro dice cose sensate sulle vaccinazioni. La risposta che ella ha immaginato è certamente appropriata.
La Lorenzin è una tosta, ma nel senso politicamente spregiativo di una che ha la testa dura, invece, riguardo al problema del commissariamento della Sanità in Campania. Non perché non serva un commissario fino a quando il debito sanitario non sarà stato azzerato, cosa che dovrebbe avvenire in una decina di mesi. Ma per la scelta tra commissario esterno o interno alla Regione. Nel secondo caso, un commissario che si identifichi con la massima espressione istituzionale della Regione, ossia con il presidente pro tempore della giunta, come peraltro consente la norma ristabilita tre mesi fa dopo un anno di “affossamento” voluto proprio dalla Lorenzin (fu lei, sempre nella veste di ministro della Salute, ad introdurre l’incompatibilità tra commissario per la Sanità e presidente di Regione).
Ebbene, la Regione Campania è senza commissario da 40 giorni, cioè dalle dimissioni di Joseph Polimeni, toscano e persona fidata della Lorenzin. La sua gestione ragionieristica ha fatto disastri: tagli senza alcuna logica, se non quella squisitamente contabile, che hanno sortito l’effetto di abbassare ulteriormente i livelli essenziali di assistenza in un territorio già ai margini della classifica nazionale. Con due sub-effetti altrettanto deleteri: il deterioramento delle relazioni con le parti sociali, un atteggiamento vessatorio nei confronti delle strutture convenzionate (indispensabili in Campania per le carenze storiche delle strutture pubbliche) che ha determinato l’apertura di nuove falle in un sistema assistenziale storicamente fragile.
L’altro ieri a Napoli, il ministro ha garantito che nel giro di pochi giorni il commissario sarà nominato. Ma nulla ha detto sul tema vero, preesistente alla dimissioni di Polimeni: si continuerà con i commissari esterni, cioè la Campania dovrà prepararsi a nuovi disastri, o sarà nominato il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, come questi sta chiedendo da mesi spiegando in tutte le salse che la responsabilità delle scelte commissariali non può non coincidere con la responsabilità politica delle scelte regionali in materia sanitaria?
La Lorenzin, che è persona di notevole spessore politico, sa bene che De Luca dice una verità sacrosanta, sia sul piano del principio che su quello tecnico-gestionale. Ma, appunto, a differenza della risposta appropriata che dà al problema delle vaccinazioni, ella scientificamente smarrisce la necessaria duttilità dell’intelligenza (finta “capa tosta”) sulla questione-commissario.
Perché lo fa? Semplicissimo. Con la storia delle vaccinazioni non si gestisce il consenso elettorale; con un proprio commissario per la Sanità, peraltro in una regione dove la Sanità è stata da sempre un serbatoio elettorale – meglio sarebbe dire “serbatoio clientelare” – il consenso si gestisce e tanto più. Aggiungici che il partitino della Lorenzin è lì lì con il lumicino che sta per spegnersi e i conti tornano. Tanto più se, come pare, il ministro ha già la valigia pronta per passare nel Pd con un suo gruppo che ha creato e consolidato attingendo proprio dall’area sanitaria. Come dire: meglio ti presenti a Matteo Renzi con una tua consistente cifra elettorale tanta più forza contrattuale hai.
Il ragionamento del Governatore, invece, è tutto orientato a far riprendere la rotta giusta ad una nave – quella della Sanità – che grava sul bilancio regionale per il 70 per cento senza dare risposte soddisfacenti alla domanda di assistenza. La diagnosi che ne fa De Luca è l’inefficienza del sistema. La terapia che indica non sono i tagli indiscriminati, che di fatto hanno peggiorato i Lea, ma l’aggressione al sistema delle “porcherie clientelari” (la definizione è sua) che ha fatto crescere sprechi, ruberie e sacche di parassitismo. E’ qui che bisogna recuperare risorse per abbattere il debito e, insieme, per innalzare progressivamente la qualità dell’assistenza.
Nell’indicazione di De Luca, insomma, si configura chiaramente una strategia politica che ha realmente valenza rivoluzionaria. Ecco perché andrebbe sostenuta con maggiore determinazione dal Consiglio regionale in sede istituzionale, dal Pd in sede politica e dal mondo “sano” della Sanità campana nelle sedi associazionistiche e professionali. Insomma, chi c’è batta un colpo.