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Buongiorno

19.08.2018 - Buongiorno Irpinia

Sconfitta l’oligarchia delle “famiglie”. Ora Mirabella può rinascere

Il sindaco di Mirabella Eclano, Francescantonio Capone, è uscito di scena con nove mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato amministrativo. Ed è uscito nel modo peggiore: non spontaneamente, ma cacciato da due assessori del suo stesso esecutivo, Gerardo Sirignano e Agnese Vietri. I quali hanno votato contro il bilancio assieme ad un altro dissidente di primo piano dell’ex maggioranza – il presidente del Consiglio comunale, Goffredo Petruolo – e, chiaramente, assieme ai consiglieri di opposizione.

Si è trattato, in buona sostanza, di una fine annunciata già da diverso tempo. Il motivo formale della crisi si fa risalire ai contrasti interni alla giunta circa l’ubicazione del Liceo Classico, ovvero se lasciarlo nel centro città oppure aggregarlo al campus dello Scientifico che ha sede alla frazione Passo. Una questione, tutto sommato, importante e delicata quanto si vuole ma non tale da spiegare la “caduta” di un’Amministrazione comunale.

Le ragioni sono molto più serie e molto più profonde. Una per tutte: la consapevolezza, maturata nei due assessori dissidenti, che l’obiettivo di cambiamento in cui avevano originariamente creduto era stato fallito. Per responsabilità del sindaco? È la regola della democrazia: al capo vanno i meriti dell’eventuale successo, al pari delle colpe in caso contrario.

Il problema di fondo di questa crisi è che Mirabella Eclano ha continuato a perdere terreno nei processi di sviluppo dei maggiori Comuni della provincia irpina. Molte parole, pochi fatti: per di più fatti male. L’impopolarità del sindaco è andata via via aumentando nel corso dei quattro anni e più del mandato amministrativo. Ciò che era stato presentato come una speranza si è rivelato una grande delusione.

L’altro problema di fondo dell’ex “capitale” delle Valli del Calore e dell’Ufita è che l’Amministrazione comunale – con buona pace dello stesso sindaco – è rimasta sostanzialmente nelle mani di pochissime famiglie: una oligarchia che ha badato a curare i propri interessi, senza mancare di “vendersi” ampie fette di elettorato “amministrativo” al potere politico provinciale di riferimento.

Poi è arrivato lo tsunami 5 Stelle del 4 marzo, e il processo di decomposizione del vecchio sistema ha subito una forte accelerazione: l’oligarchia familiare ha perso di colpo attrattività e forza contrattuale, tutto è venuto giù come un castello di sabbia. Con un effetto straordinariamente positivo: il sopravvento della coscienza, leggi pure etica della responsabilità sociale, sul cinismo delle convenienze personali e di gruppo.

Ora si è creata una grande opportunità per la comunità eclanese: ricominciare daccapo, fuori dall’influenza delle “famiglie”. Anche perché, diciamolo in tutta chiarezza, quelle famiglie hanno fatto abbondantemente il loro tempo, oltre ai propri e altrettanto abbondanti interessi. Ve n’è traccia nei tenori di vita decisamente sfarzosi e in diversi concorsi pubblici gestiti dal potere politico provinciale.

Adesso ciò che serve è una genuina e forte saldatura tra generazioni. A Mirabella c’è dell’ottimo negli anziani, negli adulti e nei giovani. E c’è dell’ottimo anche tra gli amministratori, di maggioranza e di opposizione, che hanno opportunamente propiziato lo scioglimento in anticipo del Consiglio comunale.

Adesso ciò che serve è il coraggio di cambiare. L’impresa è difficile ma niente affatto impossibile.