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Buongiorno

12.01.2018 - Buongiorno Campania

Scuole sismicamente insicure: che facciamo, gli scongiuri?

Buongiorno, Campania.
Dalla “Buona Scuola” alla “Scuola Sismica”. La presunta bontà della prima, a torto o a ragione, forse più a ragione che a torto, è stata e continua ad essere aspramente contestata da studenti, insegnanti e famiglie. Sulla seconda, nel senso della sicurezza antisismica delle nostre scuole, ci ha pensato la Cassazione a usare il pollice verso: una sentenza che impone i sigilli agli edifici non adeguati agli standard previsti dalla norma.

In Campania siamo messi proprio male. Una prima valutazione rileva che ben il 70 per cento delle scuole è fuorilegge. A conti fatti, significa che mezzo milione di studenti non potrebbero frequentare. Una situazione paradossale, destinata ad alimentare polemiche e confusione.

Qualcuno ha perfino gridato allo scandalo giudiziario, Manco a dirlo, si tratta di voci “fuggite dal sen” dei rappresentanti istituzionali della Regione Campania e non solo. Hanno anch’essi le loro sacrosante ragioni: chi mai potrebbe assumersi la responsabilità di interrompere le lezioni nel bel mezzo dell’anno scolastico senza scatenare le ire dei familiari degli studenti? E a quali conseguenze pratiche si andrebbe incontro? A parte l’amputazione tout-court del diritto allo studio, gli insegnanti potrebbero essere pagati per fare niente? E, di converso, potrebbero starsene a fare la fame non per una loro colpa ma per colpa conclamata dello Stato?

Questa è una faccia della medaglia. L’altra non è meno drammatica. Mettiamoci nei panni di un magistrato inquirente prima e giudicante dopo. Quale pubblico ministero ometterebbe di ordinare i sigilli davanti ad un edificio fondatamente sospettato di non essere a norma? E quale giudice potrebbe mai decidere il contrario?

Da una parte c’è il diritto allo studio, che al fondo delle cose si traduce nel diritto dello Stato stesso ad avere cittadini di buona cultura. Dall’altra c’è il diritto, decisamente prioritario, alla sicurezza fisica, alla incolumità. Ovvero a frequentare scuole che non crollano, come diverse volte è accaduto, perché non adeguate alla normativa antisismica.

È un problema enorme. E non è affatto demagogia sostenere che la responsabilità è tutta in capo ad una classe politica – ahimè – che in troppi anni – Prima, Seconda e presunta Terza Repubblica – non ha saputo declinare le priorità nella scala giusta. Ora è tardi per risolvere in tempi immediati una questione drammaticamente complessa. Ma sarebbe infinitamente da irresponsabili se si licenziasse l’argomento affidandosi agli scongiuri.

Saranno in grado i nostri eroi politici di metter mano concretamente al problema, al di là delle chiacchiere di questa campagna elettorale?