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Buongiorno

14.12.2018 - Buongiorno Campania

Se anche la Campania e il Sud si affidano a Salvini

La cosa sorprendente non è che negli ultimi vent’anni, come ha certificato ieri l’altro l’ultimo rapporto Istat, la Campania ha fatto registrare 463mila emigrati. Né che questa regione è fanalino di coda delle classifiche nazionali per redditi e ricchezza. É da un ventennio, peraltro in continuità con quanto già accadeva prima, infatti, che ogni anno l’intero Mezzogiorno d’Italia perde abitanti, ha un calo del reddito, diventa più povera. La tendenza all’emigrazione, soprattutto dei giovani, non ha mai invertito la rotta dall’inizio del terzo millennio. Né ci sono state vincite alla lotteria dell’occupazione e del Pil, in Campania e nel Sud, in questo primo scorcio di secolo. Insomma, ciò che l’Istat ci dice oggi è nient’altro che la somma delle cose che l’Istat ci ha detto anno dopo anno, puntualmente, con il cinico linguaggio dei numeri.

La cosa davvero sorprendente, piuttosto, è che a sorprendersene - o a fingere d’essere sorpresi - siano i politici della Campania: non tanto i giovani, gli ultimi arrivati, quanto gli "adulti", ossia quelli che alla lenta agonia del Mezzogiorno, dunque anche di questa regione, hanno assistito, senza mai fare a sufficienza per evitare il progressivo impoverimento di questa parte d’Italia, sia in termini di ricchezza reale che di capitale umano.

Il nostro grande problema, insomma, era e resta il nodo essenziale delle classi dirigenti. Quelle che c’erano una volta, e che pure avevano guadagnato posizioni di primissimo piano nel panorama politico nazionale, non furono in grado di imporre nella giusta dimensione la Questione Meridionale. Le classi dirigenti che sono arrivate dopo hanno fatto addirittura peggio: l’hanno del tutto affossata la Questione Meridionale.

Venendo all’attualità, non pare stia andando meglio la prova "sudista" della classe dirigente Cinquestelle, nonostante il mandato elettorale del 4 marzo che nel Mezzogiorno ha raggiunto circa il 50 per cento, delega non concessa nemmeno alla Democrazia Cristiana dei tempi d’oro. Nelle proposte programmatiche del governo gialloverde, infatti, il Sud non è nell’agenda delle priorità.

Non a caso, d’altra parte, le speranze di questa parte del Paese si cominciano a riporre addirittura nella Lega di Salvini. Un paradosso che, lungi dall’essere una concreta soluzione del problema, spiega il grado di sfiducia dei cittadini meridionali nella sua classe dirigente di oggi: ergo, la necessità di porvi rimedio con un nuovo, radicale cambiamento della rappresentanza.