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Buongiorno

15.04.2017 - Buongiorno Irpinia

Se il caso Iannaccone riabilita i “furbetti del cartellino”

Buongiorno, Irpinia. Nulla di personale nei confronti del medico e politico Arturo Iannaccone. Tutt’altro. Tuttavia non si può sottacere che fa bene Sinistra Italiana a rilevare la “inopportunità” del suo reintegro nella Giunta comunale di Avellino, deciso dal sindaco Foti con un nuovo decreto di nomina e con il consenso, peraltro non dovuto, del gruppo consiliare Pd.
E’ vero: sono scaduti i due mesi di interdizione dai pubblici uffici a suo carico, misura adottata dal Gip e ridotta di due terzi rispetto alla richiesta del magistrato inquirente. Però resta interamente in piedi l’inchiesta che vede il medico Iannaccone indagato per aver timbrato il cartellino di presenza all’Asl e di essere invece assente ingiustificato dal lavoro. Si tratta di un’ipotesi di reato decisamente molto grave per un amministratore pubblico. Certo, non si è ancora nemmeno al rinvio a giudizio. Ma la misura interdittiva, sostenuta da prove difficilmente contestabili, avrebbe dovuto consigliare maggior rigore al sindaco nella rinomina dell’assessore ed un diverso stile comportamentale a Iannaccone nell’accettazione dell’incarico. Perché il messaggio che questa vicenda trasmette all’esterno è che anche i cosiddetti “furbetti del cartellino” siano divisibili in cittadini di serie A e cittadini di serie B, con grave nocumento per l’immagine e la credibilità delle istituzioni. Al sindaco di Avellino è interessato soltanto garantirsi i voti dei consiglieri di Iannaccone per far passare il bilancio: tutto sommato, un furbetto anche lui, seppure senza cartellino. E tanto più alla luce del fatto che l’Asl, in applicazione di una legge dello Stato, ha avviato la procedura di revoca dell’incarico al consulente medico infedele.
Il problema, in ogni caso, va ben oltre Iannaccone. Sembra si vada diffondendo a velocità supersonica il virus dell’eccesso di garantismo – guarda caso “isolato” solo nella provetta della politica – come risposta all’eccesso di giustizialismo. E’ una consuetudine squisitamente italiana quella di dare soluzioni sbagliate a problemi giusti. Pensiamo a quanto sta accadendo nella vicenda politica nazionale che tiene banco da mesi, ovvero il caso Consip.
Il sacro e assai sospetto furore giustizialista nei confronti di Tiziano Renzi, evidentemente indirizzato al padre per colpire il figlio, sta producendo il mostro del furore garantista, anche grazie alle falsificazioni delle indagini da parte di qualche ufficiale dei carabinieri, con il risultato di inquinare il corso della giustizia, rendendo alla fine meno “credibile” la verità quale che sarà la verità giudiziaria.
Nel contempo si sta producendo un effetto ancora più deleterio sul piano politico generale, che è quello di affossare definitivamente la “questione morale”. Con la conseguenza di mantenere a galla, nei partiti e nelle istituzioni, non solo i furbetti del cartellino sorpresi in flagranza, ma anche i furbi e i furbacchioni che si fanno scudo dell’eccesso di garantismo ormai di moda per continuare ad agire indisturbati nei loro loschi intrecci tra politica e affari.
Peccato che il Partito Democratico stia regalando ai Cinque Stelle l’esclusiva di apparire come gli ultimi paladini della questione morale. Ci sarà in essi tutto il populismo che si vuole, ma è di certo – sotto questo aspetto – in sintonia con un diffusissimo, genuino e ragionato sentimento popolare.